Mass technologies and ignorance in the society of knowledge (Italian original version)
SISSA – International School for Advanced Studies
ISSN 1824 – 2049
Journal of Science Communication
http://jcom.sissa.it/
Comment
Tecnologie di massa e ignoranza nella società della
conoscenza 1
Luciano Gallino
Espressione progredita della cultura e dell’evoluzione sociale, la tecnologia contemporanea, che
incorpora quantità senza fine crescenti di conoscenza scientifica, ha acquisito un potere determinante
sull’esistenza umana e sui sistemi naturali che la sostengono. Possiede la capacità provata di migliorare
grandemente la qualità dell’esistenza, almeno per chi può disporre di essa in quantità adeguate, e di
prolungarne di decenni la durata. D’altra parte è atta ad operare anche in senso diametralmente opposto,
a carico nostro o dei nostri discendenti, o di altre popolazioni. Qualcosa di analogo vale per i sistemi
sostenenti la vita. La tecnologia è capace tanto di mantenerli in buono stato, quanto di comprometterli.
Le due cose non vanno insieme, non nello spazio e nemmeno nel tempo. E’ possibile che i miglioramenti
considerevoli che la tecnologia ha recato a noi, in questa parte del mondo, contribuiscano a peggiorare
già nel presente le sorti di altre popolazioni, così come i guadagni di qualità e di durata dell’esistenza
goduti dalle nostre generazioni potrebbero essere pagati da peggioramenti dell’esistenza di quelle future,
perché i sistemi sostenenti la vita sono stati da noi compromessi.
Considerate le dimensoni della posta in gioco, alcune domande parrebbero imporsi. Se non dovremmo,
ad esempio, adoperarci maggiormente per comprendere in modo approfondito il potere della tecnologia
scientificizzata; le sue origini; i suoi effetti a lungo periodo; quali possibilità sussistono di governarlo e
indirizzarlo più efficacemente a scopi umani. O se non ci converrebbe cercar di usare maggiori dosi di
democrazia per governare la tecnologia, e la scienza che incorpora, e al tempo stesso provare ad
orientare verso nuovi usi la tecnologia per migliorare il funzionamento della democrazia, a cominciare
dai processi di decisione nelle organizzazioni. Infine, se la tecnologia e la scienza attuali, con le loro
ricadute sui sistemi che sostengono la vita, siano esse stesse sostenibili.
Ai compiti che la domanda presuppone - ossia, più concretamente, alle politiche della tecnologia e della
scienza che occorrerebbe elaborare e porre in essere - si oppongono al momento, sul piano delle idee, sia
una concezione diminutiva, improvvidamente fatta propria dalla politica, di che cosa sia una “società
della conoscenza”; sia la sottovalutazione della smisurata ignoranza che al presente circonda la
tecnologia e la scienza dinanzi al tentativo di comprendere le conseguenze delle loro proprie azioni e
creazioni. Mentre sul piano degli interessi reali si ha a che fare con gli ostacoli derivanti sia dalla
valorizzazione economica, sia dall’utilizzo politico della conoscenza scientifica e tecnologica, che si
frappongono l’una e l’altro al suo riconoscimento quale bene pubblico globale.
Da varie fonti ci viene assicurato che ormai viviamo nella società della conoscenza. Dicono gli esperti che
quella della conoscenza sia una società avente proprietà senza pari, mai osservate prima. La società della
conoscenza è caratterizzata, si asserisce, da novità ben più innovative. La conoscenza scientifica e
tecnologica sarebbe giunta a permeare tutti i campi dell’organizzazione sociale. Sempre più la politica – si
afferma - decide fondandosi su di essa: è il tempo delle politiche “fondate sull’evidenza”. Riforme della
sanità, grandi opere, biotecnologie, politica energetica, protezione civile, ambiente: le scelte relative a questi
ambiti sono costruite e deliberate al lume di tutte le conoscenze scientifiche di cui si arriva a disporre. Per
quanto riguarda l’economia, la conoscenza è diventata un fattore di produzione, inestricabilmente connesso
con i fattori tradizionali - lavoro e capitale fisso (macchine, impianti) - sì da immettere nuova linfa nell’uno
come nell’altro. In tal modo la conoscenza ha acquisito il ruolo di fattore primario dell’innovazione, della
crescita economica, della competitività internazionale delle imprese e dell’economia nazionale.
1
Questo testo riproduce alcune parti dell’introduzione di L. Gallino, Tecnologia e democrazia. Conoscenze tecniche e
scientifiche come beni pubblici, Einaudi, Torino 2007, pp. 3-21.
JCOM 6 (4), December 2007
© 2007 SISSA
L. Gallino
2
Interagendo con il lavoro e il capitale in reti che passano dentro e fuori le imprese – coinvolgendo pure
i centri di ricerca degli atenei - la produzione di conoscenza è stata industrializzata, mentre la produzione
industriale si è scientificizzata. Le industrie che furono ad alta intensità di lavoro (labor intensive) sono
diventate ad alta intensità di conoscenza (knowledge intensive). Questo vale anche per la produzione e
distribuzione di servizi, diretti alle famiglie come alle imprese: anch’essi tendono ad essere in misura
crescente knowledge intensive.
Questo repertorio sintetico di caratteristiche definitorie della società della conoscenza, ripreso da una
quantità di dichiarazioni, rapporti, articoli di politici ed esperti, risente palesemente di un’impostazione
economica ed anzi economicista. Bisogna dire che, almeno in via di prima approssimazione, all’idea di
una società in cui la conoscenza scientifica e tecnologica sia patrimonio comune tale repertorio non
sembra nuocere. Ci permette intanto di stabilire che delle caratteristiche definitorie che esso riporta, ben
poche si osservano nella società e nell’economia italiana, e quelle poche in misura modesta. È noto che
gli investimenti in ricerca e sviluppo dell’industria italiana sono tra i più bassi della Ue. Il numero di
domande di brevetto (stimato, come si usa, per milione di abitanti) pone anch’esso l’Italia al fondo delle
classifiche europee, con l’aggravante che i tre quarti di esse hanno contenuti tecnologici tutt’altro che
high tech. In termini di numero di ricercatori e di risorse disponibili, negli ultimi lustri parecchi grandi
istituti di ricerca facenti capo a imprese private sono stati ridimensionati, oppure sono stati chiusi, in
nome del principio per cui la ricerca o produce esiti trasferibili sul mercato a breve termine, oppure non
vale i suoi costi. Il sistema pubblico di ricerca, dopo ripetuti quanto maldestri tentativi di riforma diretti
alla sua aziendalizzazione, è in stato di grave sofferenza. Il numero di laureati in materie scientifiche e
tecnologiche, anche qui per milioni di abitanti, appare inferiore a quindici anni fa, seppure con segni di
ripresa dopo il 2003-2004. Nel settore pubblico come nel privato i ricercatori sono sottopagati.
Si aggiunga che le forze di lavoro, compresa la fascia critica tra i 20 e i 40 anni, continuano ad avere un
grado medio di istruzione inferiore di parecchi anni a quello dei paesi vicini. Le imprese domandano in
maggior copia operai generici piuttosto che operai specializzati, mentre i lavori (...truncated)