"Not one less than that": Contrasting scholastic dispersion through inclusive didactics
International Journal of Psychoanalysis and Education - IJPE
vol. I, n° 1
(riferito alla versione telematica pubblicata all’indirizzo www.psychoedu.org)
ISSN 2035-4630
“NON UNO DI MENO”:
CONTRASTARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA
ATTRAVERSO UNA DIDATTICA INCLUSIVA
di Maura Di Giacinto
(psicopedagogista, docente Università degli Studi di Roma Tre)
Lo scenario
L‟attuale fase dell‟era planetaria è rappresentata dai grandi movimenti demografici e
dall‟onda lunga dei loro riflessi economici in cui l‟ibridazione culturale - così come viene
definito dagli antropologi l‟intreccio di esperienze linguistiche, religiose, valoriali diverse –
caratterizza e definisce le relazioni sociali in atto.
Oggi sono sempre più numerose le società che scoprono di essere multiculturali nel senso che comprendono più comunità culturali decise a farsi riconoscere - e di essere,
nello stesso tempo, più “porose” (utilizzando l‟indicazione di Taylor), ossia più aperte alle
migrazioni internazionali e con un numero sempre maggiore di cittadini che vive nella
diaspora. E‟ proprio su questo tessuto sociale poroso che oggi si innestano i fenomeni di
vecchie e nuove esclusioni, quei meccanismi sociali, politici ed economici che definiamo di
marginalità sociale e culturale.
Anche se il pluralismo culturale e le dinamiche interculturali devono essere
considerati in un‟ottica globale e globalizzante, anche se in fondo spaesamento ed estraneità
pervadono l‟intero pianeta riguardando sia “noi” che “loro”, la cultura della diseguaglianza
organo ufficiale dell’Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa A.P.R.E.
iscrizione al Tribunale di Roma n°142/09 del 4 maggio 2009
(copyright © APRE 2006)
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sembra premere più che mai nei nostri orizzonti e trova proprio nei fenomeni migratori il
suo aspetto più vistoso e drammatico.
Questo scenario sociale e culturale che fa da cornice alla nostra contemporaneità è
quello che conosciamo tutti, non perché lo studiamo o ne parliamo, ma perché lo
“abitiamo” quotidianamente, è quello scandito dalla globalizzazione, dalla complessità, dal
nomadismo geografico (i flussi migratori) e da quello cybernetico (le rivoluzioni
informatiche), dal pluralismo culturale e da contesti sociali sempre più multiculturali e
multietnici.
Questi processi, attraverso percorsi differenziati, stanno determinando dei
cambiamenti profondi nella riorganizzazione delle relazioni umane che ci vedono ogni
giorno coinvolti; i due nomadismi,
quello cibernetico e quello geografico - attraverso
percorsi differenziati - costringono a rivedere le relazioni che ciascuno di noi stabilisce con
sé stesso e con gli altri in nome dell‟alterità, di ciò che è altro da noi.
Del sintetico panorama del nuovo ordine mondiale sopra descritto, ci interessano le
ricadute che questi processi complessi hanno sul piano culturale e su quello educativo; le
migrazioni, la rivoluzione digitale nelle comunicazioni, il pluralismo, le integrazioni, la
formazione di identità complesse e plurime a livello globale generano situazioni sempre più
intricate e dense di conseguenze sul piano formativo.
Il tema dell‟inclusione e dell‟alterità, nelle sue nuove e rinnovate declinazioni, ci
costringono a mettere in discussione i vecchi, parziali e chiusi paradigmi interpretativi che
abbiamo utilizzato per interpretare, descrivere e narrare la realtà.
La formazione e la sua disciplina di riferimento – la pedagogia - possono dunque
rappresentare un terreno di nuove letture, di nuove prospettive all‟interno di una nuova
realtà globale che ha posto in termini nuovi il tema dell‟alterità; possono indicaci nuovi
percorsi di risignificazione, di rielaborazione e di rivisitazione degli interventi formativi.
Eppure il “paradigma della complessità” avverte che ogni tentativo di
semplificazione della realtà è rischioso in quanto impedisce di coglierla per quello che
effettivamente è; “dunque, capire il proprio presente, l‟evoluzione e il senso del processo
storico-sociale in cui siamo immersi; leggere il presente, comprenderlo e interpretarlo
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diventa un compito al quale il pedagogista non può sottrarsi, tanto più che egli opera nel
presente, coniugato con il passato e declinato al futuro” (Cambi 2001:35).
Le relazioni interculturali
Il termine intercultura, in ambito strettamente educativo, ha assunto sempre più il
valore di una scelta politico-educativa che mette al centro del progetto educativo
l‟esperienza interculturale dei soggetti che appartengono alle minoranze etniche, culturali,
religiose, linguistiche, ma anche l‟esperienza di coloro che appartengono alle varie
maggioranze. Impegnate entrambe - minoranze e maggioranze - nella gestione delle
relazioni e delle interazioni tra gruppi, tra individui, tra identità; chiamate ad affrontare
situazioni di fronteggiamento di valori culturali differenti; al fine di raggiungere obiettivi di
reciproco riconoscimento dal momento che l‟eterogenità rappresenta, tanto più oggi, la
condizione entro la quale le storie di ciascuno di noi si tessono e si intrecciano con altre
storie.
Le interazioni comunicative che ci vedono attualmente coinvolti sono, dunque,
contraddistinte da quella prospettiva che comunemente viene indicata come interculturale,
ossia da quella condizione caratterizzata dall‟intreccio di relazioni in cui gli interlocutori
sono portatori di esperienze culturali differenti (linguaggi, regole, valori) e - a causa di una
mancanta condivisione degli universi immaginari entro i quali i loro atti si traducono in
segni - si trovano ad affrontare il compito arduo di trovare un terreno comune per potersi
intendere e, dunque, per poter interagire.
Le relazioni interculturali fanno sempre, di più, parte del nostro ambiente educativo,
culturale, linguistico, economico, informativo; sono costitutive della complessità e della
molteplicità dei percorsi identitari, delle trame comunicative che ci vedono impegnati e
partecipi.
L‟intreccio e le trame dei riconoscimenti reciproci possono far emergere nuove
dimensioni identitarie, ma anche nuovi nomadismi, nuove idee di collettività e di
cittadinanza; occorre, pertanto, esplorare le nuove identità che si vanno definendo, identità
complesse, plurali, meticce, multiformi, virtuali; identità costruite, decostruite, ricostruite e
nutrite
da molteplici appartenenze, siano esse nazionali, familiari, di genere, che
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