"Not one less than that": Contrasting scholastic dispersion through inclusive didactics

International Journal of Psychoanalysis and Education, Jul 2017

We all know the social and cultural scenery that frames this contemporaneity, not because we study it or we talk about it, but because we "live" it daily. This scenery is articulated by globalization, by complexity, by geographic nomadism (migratory flows) and by cybernetic nomadism (the information technology revolutions), by cultural pluralism and by social contexts that are growingly multicultural and multiethnic. These processes, through differentiated paths, are determining profound changes in the reorganization of human relationships that see us involved everyday; new identities are being defined, more complex, plural, crossbred, maniform, virtual. The article presents some thoughts on the theme of difference, accompanied by other devices such as pluralism, decentralization, communication which currently characterize the social and intercultural contexts, articulated by the rhythm of complexity. These thoughts document the educational, cultural, and social complexities, which characterize our esperiences. The school, as a central element within the vast cultural ecosystem, can and should become a priviledged terrain for intercultural confrontation, from the encounter between human subjects and different projects. Making the school the most appropriate environment for knowledge and reciprocal understanding. Educating towards interculture becomes, therefore, a fundamental educative dimension in which children, students, educators, operators, are protagonists. The primary task of intercultural education - through strategies, instruments and adequate methodologies - is to commit to a process of management and reconstruction of social relations, characterized by encounters with "difference". Starting from this scenery, this contribution wants to confront the problem of preventing scholastic dispersion from a theoretical and methodological point of view, using an exquisitely pedagogical approach to the problem. The quality of didactics is the irrenouncible presupposition to ensure the educational success to the school's action and, as a consequence, to the single students.

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"Not one less than that": Contrasting scholastic dispersion through inclusive didactics

International Journal of Psychoanalysis and Education - IJPE vol. I, n° 1 (riferito alla versione telematica pubblicata all’indirizzo www.psychoedu.org) ISSN 2035-4630 “NON UNO DI MENO”: CONTRASTARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA ATTRAVERSO UNA DIDATTICA INCLUSIVA di Maura Di Giacinto (psicopedagogista, docente Università degli Studi di Roma Tre) Lo scenario L‟attuale fase dell‟era planetaria è rappresentata dai grandi movimenti demografici e dall‟onda lunga dei loro riflessi economici in cui l‟ibridazione culturale - così come viene definito dagli antropologi l‟intreccio di esperienze linguistiche, religiose, valoriali diverse – caratterizza e definisce le relazioni sociali in atto. Oggi sono sempre più numerose le società che scoprono di essere multiculturali nel senso che comprendono più comunità culturali decise a farsi riconoscere - e di essere, nello stesso tempo, più “porose” (utilizzando l‟indicazione di Taylor), ossia più aperte alle migrazioni internazionali e con un numero sempre maggiore di cittadini che vive nella diaspora. E‟ proprio su questo tessuto sociale poroso che oggi si innestano i fenomeni di vecchie e nuove esclusioni, quei meccanismi sociali, politici ed economici che definiamo di marginalità sociale e culturale. Anche se il pluralismo culturale e le dinamiche interculturali devono essere considerati in un‟ottica globale e globalizzante, anche se in fondo spaesamento ed estraneità pervadono l‟intero pianeta riguardando sia “noi” che “loro”, la cultura della diseguaglianza organo ufficiale dell’Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa A.P.R.E. iscrizione al Tribunale di Roma n°142/09 del 4 maggio 2009 (copyright © APRE 2006) 64 International Journal of Psychoanalysis and Education - IJPE vol. I, n° 1 (riferito alla versione telematica pubblicata all’indirizzo www.psychoedu.org) ISSN 2035-4630 sembra premere più che mai nei nostri orizzonti e trova proprio nei fenomeni migratori il suo aspetto più vistoso e drammatico. Questo scenario sociale e culturale che fa da cornice alla nostra contemporaneità è quello che conosciamo tutti, non perché lo studiamo o ne parliamo, ma perché lo “abitiamo” quotidianamente, è quello scandito dalla globalizzazione, dalla complessità, dal nomadismo geografico (i flussi migratori) e da quello cybernetico (le rivoluzioni informatiche), dal pluralismo culturale e da contesti sociali sempre più multiculturali e multietnici. Questi processi, attraverso percorsi differenziati, stanno determinando dei cambiamenti profondi nella riorganizzazione delle relazioni umane che ci vedono ogni giorno coinvolti; i due nomadismi, quello cibernetico e quello geografico - attraverso percorsi differenziati - costringono a rivedere le relazioni che ciascuno di noi stabilisce con sé stesso e con gli altri in nome dell‟alterità, di ciò che è altro da noi. Del sintetico panorama del nuovo ordine mondiale sopra descritto, ci interessano le ricadute che questi processi complessi hanno sul piano culturale e su quello educativo; le migrazioni, la rivoluzione digitale nelle comunicazioni, il pluralismo, le integrazioni, la formazione di identità complesse e plurime a livello globale generano situazioni sempre più intricate e dense di conseguenze sul piano formativo. Il tema dell‟inclusione e dell‟alterità, nelle sue nuove e rinnovate declinazioni, ci costringono a mettere in discussione i vecchi, parziali e chiusi paradigmi interpretativi che abbiamo utilizzato per interpretare, descrivere e narrare la realtà. La formazione e la sua disciplina di riferimento – la pedagogia - possono dunque rappresentare un terreno di nuove letture, di nuove prospettive all‟interno di una nuova realtà globale che ha posto in termini nuovi il tema dell‟alterità; possono indicaci nuovi percorsi di risignificazione, di rielaborazione e di rivisitazione degli interventi formativi. Eppure il “paradigma della complessità” avverte che ogni tentativo di semplificazione della realtà è rischioso in quanto impedisce di coglierla per quello che effettivamente è; “dunque, capire il proprio presente, l‟evoluzione e il senso del processo storico-sociale in cui siamo immersi; leggere il presente, comprenderlo e interpretarlo organo ufficiale dell’Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa A.P.R.E. iscrizione al Tribunale di Roma n°142/09 del 4 maggio 2009 (copyright © APRE 2006) 65 International Journal of Psychoanalysis and Education - IJPE vol. I, n° 1 (riferito alla versione telematica pubblicata all’indirizzo www.psychoedu.org) ISSN 2035-4630 diventa un compito al quale il pedagogista non può sottrarsi, tanto più che egli opera nel presente, coniugato con il passato e declinato al futuro” (Cambi 2001:35). Le relazioni interculturali Il termine intercultura, in ambito strettamente educativo, ha assunto sempre più il valore di una scelta politico-educativa che mette al centro del progetto educativo l‟esperienza interculturale dei soggetti che appartengono alle minoranze etniche, culturali, religiose, linguistiche, ma anche l‟esperienza di coloro che appartengono alle varie maggioranze. Impegnate entrambe - minoranze e maggioranze - nella gestione delle relazioni e delle interazioni tra gruppi, tra individui, tra identità; chiamate ad affrontare situazioni di fronteggiamento di valori culturali differenti; al fine di raggiungere obiettivi di reciproco riconoscimento dal momento che l‟eterogenità rappresenta, tanto più oggi, la condizione entro la quale le storie di ciascuno di noi si tessono e si intrecciano con altre storie. Le interazioni comunicative che ci vedono attualmente coinvolti sono, dunque, contraddistinte da quella prospettiva che comunemente viene indicata come interculturale, ossia da quella condizione caratterizzata dall‟intreccio di relazioni in cui gli interlocutori sono portatori di esperienze culturali differenti (linguaggi, regole, valori) e - a causa di una mancanta condivisione degli universi immaginari entro i quali i loro atti si traducono in segni - si trovano ad affrontare il compito arduo di trovare un terreno comune per potersi intendere e, dunque, per poter interagire. Le relazioni interculturali fanno sempre, di più, parte del nostro ambiente educativo, culturale, linguistico, economico, informativo; sono costitutive della complessità e della molteplicità dei percorsi identitari, delle trame comunicative che ci vedono impegnati e partecipi. L‟intreccio e le trame dei riconoscimenti reciproci possono far emergere nuove dimensioni identitarie, ma anche nuovi nomadismi, nuove idee di collettività e di cittadinanza; occorre, pertanto, esplorare le nuove identità che si vanno definendo, identità complesse, plurali, meticce, multiformi, virtuali; identità costruite, decostruite, ricostruite e nutrite da molteplici appartenenze, siano esse nazionali, familiari, di genere, che organo ufficiale dell’Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa A.P.R.E. iscrizione al Tribunale di Roma n°142/09 del 4 maggio 2 (...truncated)


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Maura Di Giacinto. "Not one less than that": Contrasting scholastic dispersion through inclusive didactics, International Journal of Psychoanalysis and Education, 2017, pp. 64-87, Volume 1,