Acromegalia: una nuova prospettiva fisiopatologica dai tessuti periferici?
L’Endocrinologo (2017) 18:176–181
DOI 10.1007/s40619-017-0327-x
R A S S E G NA
Acromegalia: una nuova prospettiva fisiopatologica dai tessuti
periferici?
Aart J. van der Lely1
Pubblicato online: 12 luglio 2017
© The Author(s) 2017. This article is published with open access at Springerlink.com
Sommario La terapia medica dell’acromegalia, con analoghi della somatostatina a prolungata durata di azione (LASMSA) e con l’antagonista recettoriale dell’ormone della
crescita Pegvisomant (PEGV), rende possibile il raggiungimento di normali livelli circolanti di IGF-I nella maggioranza dei pazienti acromegalici. Le due classi di farmaci,
comunque, hanno un differente impatto sull’asse GH-IGF-I,
il che complica la tradizionale valutazione biochimica della risposta alla terapia. In questa rassegna si postula che la
terapia con LA-SMSA in certi pazienti normalizzi i livelli
circolanti di IGF-I senza influenzare gli effetti dell’aumento del GH a livello di tessuti extraepatici. Tale eventualità può risultare nella persistenza dell’attività della malattia,
per la quale si propone la definizione di acromegalia extraepatica. Il Pegvisomant, d’altra parte, blocca gli effetti sistemici del GH, evento che non è necessariamente e attendibilmente testimoniato dai livelli circolanti di IGF-I; inoltre,
il trattamento con Pegvisomant causa ulteriore aumento dei
livelli circolanti di GH. Il monitoraggio della terapia medica, basato su marcatori bioumorali tradizionali, è quindi
complicato. Peraltro, il differente meccanismo d’azione di
LA-SMSA e PEGV incoraggia l’impiego dei due farmaci in
combinazione, rendendo necessaria una revisione critica dei
Proposto da Francesco Trimarchi ed Emanuela Arvat.
Questa rassegna è basata su un aggiornamento e una revisione del
lavoro di Neggers et al., citato in [7].
Materiale elettronico supplementare La versione elettronica
di questo articolo (DOI:10.1007/s40619-017-0327-x) contiene
materiale supplementare, disponibile per gli utenti autorizzati.
B A.J. van der Lely
1
Department of Internal Medicine, Erasmus University MC,
Rotterdam, The Netherlands
correnti concetti relativi al trattamento dell’acromegalia e al
monitoraggio degli effetti della terapia.
Parole chiave Acromegalia · Analoghi della
somatostatina · Pegvisomant · IGF-I
Introduzione
L’acromegalia è una malattia rara generalmente causata da
un tumore dell’adenoipofisi secernente ormone della crescita (GH). I presidi terapeutici attualmente disponibili hanno
lo scopo di normalizzare i livelli circolanti di IGF-I per mezzo della riduzione della ipersecrezione di GH o dell’inibizione dei suoi effetti [1]. L’efficacia dei differenti trattamenti
viene monitorata misurando periodicamente e comparativamente i livelli circolanti di IGF-I, metodo più pratico rispetto al dosaggio seriato dei livelli di GH e tale dosaggio è
applicabile anche nel paragonare gli effetti degli analoghi
della somatostatina a lunga durata di azione (LA-SMSA)
con quelli dell’antagonista recettoriale del GH, Pegvisomant
(PEGV). Tale approccio si basa sull’ipotesi che i livelli circolanti di IGF-I riflettano in maniera univoca l’attività della
malattia, ipotesi che non appare necessariamente valida.
In questa rassegna sarà esaminata la relazione reciproca
GH-IGF-I con specifica attenzione alle significative differenze fra i meccanismi d’azione dei LA-SMSA e del PEGV.
Grazie a tale approccio si proporrà un nuovo paradigma dell’acromegalia, epatica ed extra-epatica e se ne discuteranno
le implicazioni cliniche.
L’Endocrinologo (2017) 18:176–181
Gli effetti del GH sono tessuto-specifici e
concentrazione-dipendenti
Gli effetti fisiologici del GH rispetto a quelli dell’IGF-I restano ancora non completamente chiariti. È stato difficile, in
passato, differenziare gli effetti del GH e dell’IGF-I a livello tissutale in condizioni fisiologiche. Tuttavia, il fatto che
il GH possegga un’attività diabetogena o “anti-insulinica”
mentre l’IGF-I (come la sua denominazione indica) svolga azioni simil-insuliniche, definisce chiaramente l’esistenza di differenze fisiologiche nell’azione dei due ormoni peptidici. Il paragrafo successivo è dedicato all’analisi di studi
sugli effetti specifici del GH e sulle interazioni fisiologiche
GH-IGF-I, condotti in modelli animali.
Studi dell’azione del GH vs. IGF-I in modelli
animali
È a tutti evidente che, essendo il GH una sostanza diabetogena, non ne può essere previsto il suo impiego terapeutico
nel diabete di tipo 2, nonostante il potenziale effetto positivo
della sua azione lipolitica e anti-lipogenica. Solo due studi
hanno documentato effetti benefici del GH sul metabolismo
del glucosio in pazienti con diabete di tipo 2. È stato realizzato un modello murino, utilizzando topi maschi C57BL/6J,
per spiegare gli effetti del GH sul diabete di tipo 2 e l’obesità, indotti dalla dieta ad alto contenuto di lipidi [2]. Durante gli studi, i topi sono stati trattati con differenti dosi di
GH valutando il peso e la composizione corporea, la glicemia a digiuno, l’insulinemia e l’IGF-I, la tolleranza al glucosio, il triacilglicerolo epatico, il peso di singoli tessuti e altri
dati di laboratorio. Sono stati riportati numerosi importanti risultati: per prima cosa sono stati osservati una riduzione
dose-dipendente della massa grassa e un aumento della massa magra, evidente per le dosi di GH più elevate, sebbene
solo la massima dose utilizzata avesse indotto un aumento
dei livelli circolanti di IGF-I. Tali risultati suggeriscono che
alcuni effetti del GH siano indipendenti dai livelli circolanti di IGF-I. Secondo, l’aumento della massa magra veniva
osservato prima della riduzione del tessuto adiposo bianco
(WAT), indicando che gli effetti fisiologici del GH non si
esercitano in maniera sincrona in tessuti differenti. Terzo, la
perdita di WAT interessava specificamente il grasso sottocutaneo e mesenterico, supportando l’ipotesi che non tutti
i depositi di WAT siano eguali in termini di risposta all’azione del GH. Tale evidenza è peraltro in accordo con altri
dati dimostranti l’aumento dei depositi di WAT sottocutaneo
in condizioni di carenza di GH e, nel complesso, sottolinea
l’importanza dell’effetto del GH per se sulla composizione
corporea. Si deve comunque sottolineare che le modificazioni della composizione corporea GH-dipendenti possono essere dovute ad azioni autocrine/paracrine delle IGF-I e non
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ad azioni dirette del GH. L’importanza della produzione autocrina o paracrina dell’IGF-I è stata, infatti, documentata in
topi deficienti per lo specifico gene epatico codificante per
le IGF-I.
Altri studi in modelli murini, tendenti a discriminare l’effetto del GH da quello delle IGF-I, condotti una ventina
d’anni fa, hanno dimostrato che gli animali con alti livelli
di GH e IGF-I sviluppavano glomerulosclerosi, al contrario dei topi con isolato aumento di IGF-I. Un’estensione di
questi studi, su topi transgenici che esprimono analoghi del
GH, ha dimostrato, inoltre, che l’espressione di un analogo
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