Alcune osservazioni sull’istituto del divorzio in Corea del Sud

Stato, Chiese e Pluralismo Confessionale, Nov 2012

Il contributo, sottoposto a valutazione, è destinato alla pubblicazione a stampa negli Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto, per i tipi della Casa editrice Cacucci di Bari. SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. La disciplina del divorzio nel Codice Civile coreano e i relativi aspetti patrimoniali - 3. Fidanzamento, matrimonio, nullità e interruzione per morte del matrimonio - 4. La tutela dei figli nel divorzio - 5. Riforma del diritto di famiglia n. 7427/2005 ABSTRACT: Some remarks on divorce in South Korea The Korean family law regulates two different procedures for divorce: divorce by agreement (which is used in cases where both spouses are agree to terminate the marriage) and judicial divorce. Closely related to divorce are different problems, because of which this institution has been repeatedly the subject of reforms; the most significant reforms are: the first one in 1991, which aims to achieve a way of equality between man and woman, then in 2005, which had as its goal to remove the "head of the family" system and the last one in 2007 made to realize an effective protection of children as the greatest victims of their parents’ divorce. The most innovative reform has been the law n. 7427 of 2 March 2005 (with eight points, four of which came into force immediately and the other in 2008). It deals essentially in abolish the head of the family system, on the ground that it was unconstitutional, because the system contains articles that infringe individual dignity and equality between sexes in marriage and so they are contrary to art. 36 of the Korean Constitution. PAROLE CHIAVE: Codice Civile coreano – Matrimonio - Divorzio – Tutela dei figli – Diritto di famiglia – Leggi di riforma

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Alcune osservazioni sull’istituto del divorzio in Corea del Sud

Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it), n. 33/2012 5 novembre 2012 ISSN 1971- 8543 Raffaella Losurdo (assegnista di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) Alcune osservazioni sull’istituto del divorzio in Corea del Sud * SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. La disciplina del divorzio nel Codice Civile coreano e i relativi aspetti patrimoniali - 3. Fidanzamento, matrimonio, nullità e interruzione per morte del matrimonio - 4. La tutela dei figli nel divorzio - 5. Riforma del diritto di famiglia n. 7427/2005. 1 - Introduzione Nell’ultimo ventennio dello scorso secolo e nei primi anni del 2000, il numero di divorzi in Corea è cresciuto notevolmente (le richieste di divorzio effettuate al tribunale sono salite a 33205 nel 2002, rispetto alle 26815 del 1998)1. Le procedure giudiziali di divorzio, in tale periodo, dimostrano una veloce crescita del fenomeno ed evidenziano due grandi cambiamenti di tendenza: l'incremento del numero di donne e di persone anziane che inoltrano richieste di divorzio2. Diversamente, i dati relativi al biennio 2004/2005, evidenziano un notevole calo del numero di divorzi (del 16,6%) ed un correlato aumento del numero di matrimoni (del 2%). Contemporaneamente, però, cresce anche l’età media in cui i giovani contraggono matrimonio, che si eleva a 30 anni per gli uomini e 27 per le donne e, di conseguenza, cresce anche l’età in cui viene concepito il primo figlio3. Pertanto, si osserva che la curva dei divorzi cresce nell’ultimo decennio del XX secolo e nei primi anni del XXI secolo, mentre comincia a * Il contributo, sottoposto a valutazione, è destinato alla pubblicazione a stampa negli Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto, per i tipi della Casa editrice Cacucci di Bari. 1 Cfr. Values decline, divorce increases in Korea, in Korea Herald, 31 dicembre 2004. 2 Cfr. T. KIM HWA-YOUNG, Corea, aumentano i divorzi fra coppie di lunga data, in www.asianews.it., 5 ottobre 2006. 3 Cfr. T. KIM HWA-YOUNG, In Corea sempre meno divorzi ma abitanti sempre più vecchi, in www.asianews.it, 9 gennaio 2006. Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it), n. 33/2012 5 novembre 2012 ISSN 1971- 8543 decrescere a partire dall’anno 2004 insieme con una parallela crescita dei matrimoni. Il riferimento ai dati statistici è importante per comprendere la prospettiva con la quale i coreani osservano e praticano l’esperienza matrimoniale sia nella sua dimensione patologica (il divorzio) sia nella sua dimensione genetica (il matrimonio). Questi dati consentono di comprendere meglio la misura della rilevanza dell’istituto matrimoniale e dell’istituto del divorzio nella vita del popolo coreano. Inoltre, l’esame dei dati che abbiamo superficialmente descritto ci permette di osservare come gli stessi sostengano la disciplina giuridica del divorzio e del matrimonio nell’ordinamento coreano. Il Codice Civile coreano prevede, come si spiegherà più avanti, due diverse procedure di divorzio: una viene chiamata divorzio per accordo (consensuale) e l'altra divorzio giudiziale. Al fine di formalizzare la richiesta di divorzio è necessario che sussista l'accordo dei coniugi nella richiesta, la "dichiarazione solenne" del giudice e il rapporto legale all'ufficio governativo entro i tre mesi successivi al ricevimento della pronuncia del giudice (sezione 834, 836 K.C.C.). 2 - La disciplina del divorzio nel Codice Civile coreano e i relativi aspetti patrimoniali La Costituzione coreana del 1948, all'art. 10 prevede che “a tutti i cittadini deve essere garantito valore e dignità umana e ciascuno ha il diritto di raggiungere la felicità. È compito dello Stato confermare e garantire i diritti umani fondamentali ed inviolabili dell'individuo”. Tale innovativa disposizione ha trasformato la società coreana in una libera, democratica e egualitaria società, nonostante in essa sia ancora in parte presente l'idea di patriarcato. La Costituzione, all'art. 36, stabilisce che “il matrimonio e la famiglia devono sostenere e costituire le basi della dignità individuale e dell'uguaglianza dei sessi e lo Stato deve fare tutto ciò che rientra nei suoi poteri per raggiungere tale meta. Lo Stato deve impegnarsi a proteggere le madri. La salute di ogni cittadino deve essere protetta dallo Stato”. In tal senso, ossia in tema di discriminazione tra i sessi e protezione delle donne, dando uno sguardo a quanto successo alcuni anni fa, si 2 Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it), n. 33/2012 5 novembre 2012 ISSN 1971- 8543 osserverà che negli anni '80, gruppi di donne insorgevano con movimenti di Repressione delle Aggressioni Sessuali e a Protezione delle Vittime. Esse sostenevano che non fosse una vergogna per donne e ragazze confessare di essere state sessualmente molestate e fosse importante e di aiuto sviscerare tale problema, parlandone e persino pubblicando libri in materia4. Grazie a questi movimenti, la gente coreana ebbe idea dei diritti individuali e dei diritti umani e, inoltre, il Parlamento coreano emanò la legge n. 4702 del 5 gennaio 1994 relativa alla "Repressione di Aggressioni Sessuali e Protezione delle Vittime" (rivista, in parte, il 29 gennaio 2001)5. Il popolo coreano, così, cominciò a rivendicare sempre più i propri diritti e ciò ha influenzato l'aumento del numero di divorzi, perché si è cominciato a concepire tale istituto come una maniera per tutelare i propri diritti e non più un motivo di vergogna. Sempre durante gli anni '80, prima che sorgessero i movimenti femminili di protezione dalle aggressioni sessuali, le donne si riunivano in movimenti chiamati "Mogli Picchiate". Esse organizzavano seminari e tenevano incontri con la presentazione delle vittime, misero su centri di Un esame delle previsioni e dei discorsi a sostegno delle leggi e delle politiche relative alla sessualità negli anni '80, rilevano la predominanza della tradizionale sessualità orientata al maschile e caratterizzata dall'idea di castità. Tale ideologia era particolarmente evidente nelle leggi in materia di violenza sessuale; ad esempio, il diritto penale coreano classificava il rapimento come "crimine di castità" (solo le vittime potevano sporgere denuncia per procedere all'azione legale; una terza parte non poteva denunciare un caso di rapimento). Il risultato era che l'ideologia della castità operava su due fronti: scoraggiare le vittime a denunciare, perché era deplorevole raccontare quanto loro accaduto e autorizzare l'incremento di questi crimini evitando arresti e persecuzioni. Le organizzazioni femminili richiedevano la revisione di questa legge e la ridefinizione del rapimento come violazione del diritto di autodeterminazione sessuale o come crimine violento. Ma nulla cambiò fino al 1995. Cfr. M. SHIM, Sexuality policy in Korea in the 1990s: changes and factors, in Korea Journal, vol. 2, n. 2, summer, 2002. 5 Le percosse (...truncated)


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Raffaella Losurdo. Alcune osservazioni sull’istituto del divorzio in Corea del Sud, Stato, Chiese e Pluralismo Confessionale, 2012, Volume 0, DOI: 10.13130/1971-8543/2502