Alcune osservazioni sull’istituto del divorzio in Corea del Sud
Stato, Chiese e pluralismo confessionale
Rivista telematica (www.statoechiese.it), n. 33/2012
5 novembre 2012
ISSN 1971- 8543
Raffaella Losurdo
(assegnista di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università
degli Studi di Bari “Aldo Moro”)
Alcune osservazioni sull’istituto del divorzio in Corea del Sud *
SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. La disciplina del divorzio nel Codice Civile coreano
e i relativi aspetti patrimoniali - 3. Fidanzamento, matrimonio, nullità e interruzione
per morte del matrimonio - 4. La tutela dei figli nel divorzio - 5. Riforma del diritto di
famiglia n. 7427/2005.
1 - Introduzione
Nell’ultimo ventennio dello scorso secolo e nei primi anni del 2000, il
numero di divorzi in Corea è cresciuto notevolmente (le richieste di
divorzio effettuate al tribunale sono salite a 33205 nel 2002, rispetto alle
26815 del 1998)1. Le procedure giudiziali di divorzio, in tale periodo,
dimostrano una veloce crescita del fenomeno ed evidenziano due grandi
cambiamenti di tendenza: l'incremento del numero di donne e di persone
anziane che inoltrano richieste di divorzio2. Diversamente, i dati relativi al
biennio 2004/2005, evidenziano un notevole calo del numero di divorzi
(del 16,6%) ed un correlato aumento del numero di matrimoni (del 2%).
Contemporaneamente, però, cresce anche l’età media in cui i giovani
contraggono matrimonio, che si eleva a 30 anni per gli uomini e 27 per le
donne e, di conseguenza, cresce anche l’età in cui viene concepito il primo
figlio3.
Pertanto, si osserva che la curva dei divorzi cresce nell’ultimo
decennio del XX secolo e nei primi anni del XXI secolo, mentre comincia a
* Il contributo, sottoposto a valutazione, è destinato alla pubblicazione a stampa negli
Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto, per i tipi della Casa editrice Cacucci di
Bari.
1 Cfr. Values decline, divorce increases in Korea, in Korea Herald, 31 dicembre 2004.
2 Cfr. T. KIM
HWA-YOUNG, Corea, aumentano i divorzi fra coppie di lunga data, in
www.asianews.it., 5 ottobre 2006.
3 Cfr. T. KIM HWA-YOUNG, In Corea sempre meno divorzi ma abitanti sempre più vecchi,
in www.asianews.it, 9 gennaio 2006.
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decrescere a partire dall’anno 2004 insieme con una parallela crescita dei
matrimoni. Il riferimento ai dati statistici è importante per comprendere la
prospettiva con la quale i coreani osservano e praticano l’esperienza
matrimoniale sia nella sua dimensione patologica (il divorzio) sia nella sua
dimensione genetica (il matrimonio).
Questi dati consentono di comprendere meglio la misura della
rilevanza dell’istituto matrimoniale e dell’istituto del divorzio nella vita
del popolo coreano. Inoltre, l’esame dei dati che abbiamo superficialmente
descritto ci permette di osservare come gli stessi sostengano la disciplina
giuridica del divorzio e del matrimonio nell’ordinamento coreano.
Il Codice Civile coreano prevede, come si spiegherà più avanti, due
diverse procedure di divorzio: una viene chiamata divorzio per accordo
(consensuale) e l'altra divorzio giudiziale. Al fine di formalizzare la
richiesta di divorzio è necessario che sussista l'accordo dei coniugi nella
richiesta, la "dichiarazione solenne" del giudice e il rapporto legale
all'ufficio governativo entro i tre mesi successivi al ricevimento della
pronuncia del giudice (sezione 834, 836 K.C.C.).
2 - La disciplina del divorzio nel Codice Civile coreano e i relativi
aspetti patrimoniali
La Costituzione coreana del 1948, all'art. 10 prevede che
“a tutti i cittadini deve essere garantito valore e dignità umana e
ciascuno ha il diritto di raggiungere la felicità. È compito dello Stato
confermare e garantire i diritti umani fondamentali ed inviolabili
dell'individuo”.
Tale innovativa disposizione ha trasformato la società coreana in una
libera, democratica e egualitaria società, nonostante in essa sia ancora in
parte presente l'idea di patriarcato.
La Costituzione, all'art. 36, stabilisce che
“il matrimonio e la famiglia devono sostenere e costituire le basi della
dignità individuale e dell'uguaglianza dei sessi e lo Stato deve fare
tutto ciò che rientra nei suoi poteri per raggiungere tale meta. Lo
Stato deve impegnarsi a proteggere le madri. La salute di ogni
cittadino deve essere protetta dallo Stato”.
In tal senso, ossia in tema di discriminazione tra i sessi e protezione
delle donne, dando uno sguardo a quanto successo alcuni anni fa, si
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osserverà che negli anni '80, gruppi di donne insorgevano con movimenti
di Repressione delle Aggressioni Sessuali e a Protezione delle Vittime.
Esse sostenevano che non fosse una vergogna per donne e ragazze
confessare di essere state sessualmente molestate e fosse importante e di
aiuto sviscerare tale problema, parlandone e persino pubblicando libri in
materia4. Grazie a questi movimenti, la gente coreana ebbe idea dei diritti
individuali e dei diritti umani e, inoltre, il Parlamento coreano emanò la
legge n. 4702 del 5 gennaio 1994 relativa alla "Repressione di Aggressioni
Sessuali e Protezione delle Vittime" (rivista, in parte, il 29 gennaio 2001)5.
Il popolo coreano, così, cominciò a rivendicare sempre più i propri
diritti e ciò ha influenzato l'aumento del numero di divorzi, perché si è
cominciato a concepire tale istituto come una maniera per tutelare i propri
diritti e non più un motivo di vergogna.
Sempre durante gli anni '80, prima che sorgessero i movimenti
femminili di protezione dalle aggressioni sessuali, le donne si riunivano in
movimenti chiamati "Mogli Picchiate". Esse organizzavano seminari e
tenevano incontri con la presentazione delle vittime, misero su centri di
Un esame delle previsioni e dei discorsi a sostegno delle leggi e delle politiche
relative alla sessualità negli anni '80, rilevano la predominanza della tradizionale
sessualità orientata al maschile e caratterizzata dall'idea di castità. Tale ideologia era
particolarmente evidente nelle leggi in materia di violenza sessuale; ad esempio, il diritto
penale coreano classificava il rapimento come "crimine di castità" (solo le vittime
potevano sporgere denuncia per procedere all'azione legale; una terza parte non poteva
denunciare un caso di rapimento). Il risultato era che l'ideologia della castità operava su
due fronti: scoraggiare le vittime a denunciare, perché era deplorevole raccontare quanto
loro accaduto e autorizzare l'incremento di questi crimini evitando arresti e persecuzioni.
Le organizzazioni femminili richiedevano la revisione di questa legge e la ridefinizione
del rapimento come violazione del diritto di autodeterminazione sessuale o come crimine
violento. Ma nulla cambiò fino al 1995. Cfr. M. SHIM, Sexuality policy in Korea in the
1990s: changes and factors, in Korea Journal, vol. 2, n. 2, summer, 2002.
5 Le percosse (...truncated)