Cinque discepoli, radunati ai piedi della croce, accompagnano Gesù morente come il vero e autentico Maestro (Gv 19, 24h-27)
„Studia Ełckie” 21(2019), nr 1
p-ISSN 1896-6896
e-ISSN 2353-1274
DOI: 10.32090/SE.210101
KS. ZBIGNIEW GROCHOWSKI
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Cinque discepoli, radunati ai piedi della croce,
accompagnano Gesù morente come il vero
e autentico Maestro (Gv 19,24h-27)
Può sembrare strana la sottolineatura nel titolo dello studio presente del
concetto de “i cinque discepoli” e del fatto che Gesù sia un Maestro “vero
e autentico”. Tale formulazione del titolo, creata intenzionalmente, ha però uno
scopo preciso e concreto: presentare al mondo scientifico un’idea – non del
tutto conosciuta (anche tra gli esegeti!), bensì interessante e abbastanza
importante per la comprensione dello sfondo del Nuovo Testamento – che nei
tempi di Gesù era in vigore la regola/tradizione che per meritare il titolo di un
vero “rabbì/maestro” bisognava avere intorno a sé almeno cinque discepoli.
Essa può avere un legame con la scena presentata nella pericope Gv 19,24h-27.
In seguito cercheremo di dimostrare e provare l’ipotesi appena preannunziata.
I. Le donne presso la croce (Gv 19,25): due, tre o quattro?
Mentre Gesù moriva, sul Calvario (o nei suoi dintorni) c’erano presenti
diverse persone: probabilmente alcuni passanti (cfr. Gv 19,20) e i sommi
sacerdoti (cfr. Gv 19,21), due uomini crocifissi insieme a Gesù (Gv 19,18), ma
soprattutto quattro soldati romani (Gv 19,23-24g) e le donne che insieme al
discepolo amato stavano presso la croce (Gv 19,24h-27). L’evangelista
sviluppò il racconto dei Sinottici circa la spartizione delle vesti di Gesù1
e aggiunse la scena del “testamento dalla croce”. Si dimostra che ambedue gli
episodi si legano a vicenda e nello stesso tempo vengono contrapposti grazie
alle particelle correlative e antitetiche μέν-οὖν-δέ (Gv 19,24h.25a). Di
conseguenza la frase οἱ μὲν οὖν στρατιῶται ταῦτα ἐποίησαν (“E [da un lato]
i soldati fecero così…”) non costituisce solo un’inclusione di Gv 19,23-24, ma
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ks. Zbigniew Grochowski – Uniwersytet Kardynała Stefana Wyszyńskiego w Warszawie
ORCID: https://orcid.org/0000-0002-1785-5684; e-mail:
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Cfr. Mt 27,35; Mc 15,24b; Lc 23,34b.
KS. ZBIGNIEW GROCHOWSKI
– nello stesso tempo (e piuttosto!) – è una transizione al testo seguente, vale a
dire a Gv 19,25-27: infatti, mentre il pronome anaforico ταῦτα e il sintagma
μὲν οὖν rimandano a quanto è stato detto prima, la stessa particella μέν ha la
funzione di preparare quanto verrà detto dopo, introdotto dal corrispettivo δέ,
creando insieme un’antitesi2, il contrasto cioè tra i soldati e le donne3. Da
quest’affermazione risulta una congettura riguardante il numero dei
protagonisti della narrazione: si può presupporre che ai quattro soldati romani
(pagani) – esplicitamente indicati in Gv 19,23 – vengono contrapposte le donne
ebree (implicitamente) quattro.
La relazione di questi due gruppi di personaggi non è stata vista sempre in
termini di contrasto. Per esempio Grasso sostiene che “la particella men è
associata a de (…) la combinazione esprime una certa opposizione
2
3
H. W. Smyth, Greek Grammar, Cambridge 1984, § 2901c: “each particle has its own force
especially where μὲν οὖν indicates a transition to a new subject. Here μέν points forward to
an antithesis to follow and indicated by δέ (…) while οὖν (inferential) connects with what
precedes”.
Anche J. S. Schlichting, Commentaria posthuma in plerosque Novi Testamenti libros,
Irenopoli 1656, p. 136, afferma che la fine del v. 24 si riferisce al contesto seguente, il quale
assume un valore avversativo: “Igitur milites quidem ista fecerunt. Quasi dicat ut ad
sequentia progrediar. Vers. 25: Stabant autem apud crucem…” (i corsivi sono nostri).
Il contrasto tra i soldati e le donne è notato da molti esegeti, per esempio L. C. Fillion,
P. Bayle, Évangile selon s. Jean. La Sainte Bible. Texte de la Vulgate, traduction française
en regard avec commentaries, Paris 1887, p. 352: “Grand contraste”; A. Westcott, The Gospel According to St. John. The Greek Text with Introduction and Notes. By late Brooke Foss
Westcott. Vol. 2 (Thornapple Commentaries 4), Grand Rapids MI 1980, p. 310: “the soldiers
on the one hand (…) on the other hand there were standing”; B. Weiss, Das JohannesEvangelium (Kritisch-exegetischer Kommentar über das Neue Testament 2), Göttingen 1893,
p. 595 (19,25-27 come “Gegenstück” con 19,17-24); F. F. Bruce, The Gospel of John. Introduction, Exposition and Notes, Grand Rapids MI 1983, p. 370; L. Morris, The Gospel According to John. Revised Edition (New International Commentary on the New Testament),
Grand Rapids MI 1995, p. 717; J. Zumstein, L’évangile selon saint Jean (13-21) (Commentaire du Nouveau Testament IVb), Genève 2007, p. 249; R. Kysar, John (Augsburg Commentary on the New Testament 4), Minneapolis MN 1986, p. 288; J. P. Heil, Blood and Water. The Death and Resurrection of Jesus in John 18-21 (Catholic Biblical Quarterly Monograph Series 27), Washington DC 1995, p. 93-94; C. K. Barrett, The Gospel According to St.
John. An Introduction with Commentary and Notes on the Greek Text, London 1955, p. 458;
C. S. Keener, The Gospel of John. A Commentary, Peabody MA 2003, p. 1141; A. Feuillet,
Les adieux du Christ à sa mère (Jn 19,25-27) et la maternité spirituelle de Marie, “Nouvelle
Revue Théologique. Louvain” 86(1964), p. 481; S. Van Tilborg, Imaginative Love in John
(Biblical Interpretation 2), Leiden-New York-Köln 1993, p. 8; R. Schnackenburg, Das
Johannesevangelium. III Teil. Kommentar zu Kap. 13-21 (Herders theologische Kommentar
zum Neuen Testament 4), Freiburg-Basel-Wien 1975, p. 316. Per H.-U. Weidemann, Der
Tod Jesu im Johannesevangelium. Die erste Abschiedsrede als Schlüsseltext für den Passions- und Osterbericht (Beihefte zur Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenschaft 122),
Berlin-New York NY 2004, p. 377, il contrasto delle scene è un motivo per fare di 19,23-27
un’unica scena: “Mit dieser [μέν-δέ-Konstruktion] drükt der Evangelist aus, dass für ihn beide Szenen zusammengehören, und zwar, insofern er die beiden Menschengruppen einander
gegenüberstellt”; similmente Y. Simoens, Selon Jean. 3. Une interprétation (Collection
Institut d’Études Théologiques 17), Bruxelles 1997, p. 805-824.
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CINQUE DISCEPOLI, RADUNATI AI PIEDI DELLA CROCE…
o progressione (…) tuttavia in questo versetto essa ha un valore asseverativo”4.
Inoltre Mariano in un certo senso unisce ambedue i gruppi rilevando il loro
ruolo per la realizzazione di uno dei temi principali del Quarto Vangelo: “In
merito all’affermazione dell’universalità della regalità di Gesù, è significativo
il fatto che, nel Vangelo di Giovanni, vi siano, ai piedi della croce di Gesù,
quattro soldati pagani e quattro donne ebree. Questo gruppo composito di
uomini pagani e donne ebree potrebbe simbolicamente rappresentare il nuovo
popolo di Dio in cui non vi è più distinzione tra giudeo e greco, uomo e donna
ma tutti sono uno in Cristo Gesù (cfr. Gal 3,28)”5. Anche se
quest’interpretazione è molto suggestiva, a nostro parere non è intenzione
dell’evangelista considerare entrambi i gruppi (...truncated)