Remebering Bérenger’s aphorims: “Documents in good standing and forest to ruin”
Copyright 2013 © by the Italian Society of Silviculture and Forest Ecology.
doi: 10.3832/efor0948-010
Ricordando il Di Berenger: “Atti in regola e boschi alla malora”
Paola Cetera
via G. Pascoli 31, Nova Siri, I-75020 Matera (Italy) - Email:
Abstract: Remebering Bérenger’s aphorims: “Documents in good standing and forest to ruin”. Remembering the
Adolfo di Bérenger’s aphorism: “documents in good standing and forest to ruin” from the book Studii di Archeologia Forestale. The Author is considered the founder of the Italian forest science. This document tells the
history of the head of rangers and the changes of skills and tasks through time. The most likely causes are
the variation of the norms and laws implemented and the transfer of some duties from the State to Region.
Keywords: Historical Silviculture, Forest Management, Rangers.
Citation: Cetera P, 2013. Ricordando il Di Berenger: “Atti in regola e boschi alla malora”. Forest@ 10: 55-58 [online 201304-15] URL: http://www.sisef.it/forest@/contents/?id=efor0948-010
Introduzione
È interesse comune quello di preservare le selve da
ogni forma di minaccia che sia antropica o naturale.
Sebbene negli anni si sia assistito ad un recupero dei
boschi, meglio tradotto nella loro salvaguardia laddove regnava la sconsiderata depauperazione del patrimonio, in modo da invertire lo scempio in una direzione di ripristino, si assiste ancora oggi ad una
inadeguata o sommaria gestione del patrimonio boschivo e della montagna in genere.
Infatti, tra i problemi che evidenziano le discrasie
esistenti nel settore forestale italiano si annoverano:
• le difficili condizioni orografiche che limitano le
utilizzazioni, essendo i boschi ubicati in zone montane (59.4%), mentre solo il 5% è situato in aree di
pianura;
• la scarsa pianificazione (solo il 15.7% dei boschi è
sottoposto a pianificazione, ovvero piani di assestamento);
• il fatto che più della metà dei boschi di proprietà
pubblica non rispetti l’obbligatorietà della pianificazione (Legge Serpieri 1923 n° 3267 e successive),
mentre per i boschi privati valgano le “Prescrizioni
di Massima e di Polizia Forestale”;
• la presenza del vincolo naturalistico che tutela il
27.5% dei boschi italiani;
• la presenza di parchi nazionali (7.6%), parchi regionali (6.7%) e altre aree che rientrano nei siti della
Rete Natura 2000;
• il decentramento delle competenze.
Forest@ 10: 55-58 (2013)
Gli “Hylori” nel passato
Trascorso qualche anno sabbatico, in termini di
concorsi pubblici, il Corpo Forestale dello Stato, in
data 30 novembre 2011, ha pubblicato il bando di
concorso ancora in itinere relativo alla nomina di
quattrocento allievi vice ispettore (Lanzoni 2006).
Molti sono stati gli aspiranti che hanno partecipato
alle prime prove di valutazione.
A questo punto sorge spontanea una domanda: chi
è l’Ispettore forestale e che mansioni assolve?
Oggi è evidente che si assiste ad un cambiamento
della figura dell’ispettore, il quale a volte si ritrova a
ricoprire ruoli differenti, dovuti essenzialmente ad
un cambiamento dell’organizzazione e, contestualmente, anche dell’organico.
Esistono innumerevoli libri, di diversa natura, ma
da sempre mi piace occuparmi di tutto ciò che riguarda il settore forestale. Spesso allieto il mio tempo libero leggendo testi, articoli o stralci che parlano
di boschi e foreste. Tra le svariate opere, a catturare
la mia attenzione è stato uno straordinario lavoro il
cui titolo è: “Studii di Archeologia Forestale” di
Adolfo di Bérenger. Si tratta di un’opera degna di
encomio e di somma ricchezza, pubblicata a Treviso
nel remoto 1859-1863. Pur essendo di difficile reperibilità a causa delle poche copie stampate, sarebbe opportuno che tale lavoro (auspicabile sarebbe integrare la lettura con “Il Saggio Storico della Legislazione
Veneta Forestale” del medesimo autore) fosse letto
da ogni buon forestale e selvicoltore, in modo da va55
Cetera P - Forest@ 10: 55-58
lorizzarne l’operato professionale, facendo sì che non
si creino sgradevoli ripercussioni nelle discendenze
future.
Ad ogni modo, recentemente ho avuto modo di
leggere il capitolo terzo dell’eminente lavoro del Di
Bèrenger, ed è tra queste pagine che, appassionandomi alla lettura, ho scoperto un antico e umile mestiere.
È indubbio che il nostro Paese occupi una posizione estremamente varia ed irregolare in termini orografici, motivo per cui la selvicoltura di scuola tedesca non ha mai fatto da padrona né tanto meno si è
badato alle principali funzioni esplicate dal bosco e a
ciò che esso poteva offrire.
Il Di Bérenger, in merito agli “oneri sordidi“ (Di Berenger 1863, pag. 125), che spettavano all’Impero Romano, parla di antiche istituzioni delle cariche forestali. Si trattava di gente preposta al controllo di ciò
che allo Stato Romano proveniva dalle selve.
Anche Arriano, parlando dell’amministrazione
pubblica degli antichi Indiani, scrive “avevano Ispettori pel censo, pelle costruzioni navali e pell’agricoltura”.
Ed ancora nei libri sacri si legge che, alla riedificazione di Gerusalemme, il re Artaserse chiese a Neemia
di ricoprire il ruolo di Ispettore delle sue selve. Persino il saggio Aristotele sostiene che “ogni repubblica
ben ordinata dovrebbe istituire gli Hylori”, ovverosia gli
Ispettori forestali. Platone a tal proposito sostiene
che la vita dei medesimi sia una “vita pratica, faticosa
e sommessa” (Di Berenger 1863, pag. 126).
Tali figure, all’epoca, non erano ignote neppure nel
nostro territorio poiché Pompilio divise il suo dominio in pagi, ovvero fundi pagani, ed in monti, fundi
montani (Di Berenger 1863, pag. 127): da ciò si deduce che era indispensabile la sorveglianza di tale patrimonio da parte di una figura specifica.
Insomma, la figura dell’Ispettore forestale trova respiro sin dai tempi più ancestrali.
Da allora è passato tanto tempo, durante il quale se
è vero che le selve sono state in molti casi sottratte
alla sfrenata attività antropica, i “guardiani” ormai
rappresentano una statica e romantica fotografia. Vediamo perché.
I nostri boschi: palcoscenico di cambiamenti
legislativi
Il pensiero forestale recentemente si sta sempre più
indirizzando in direzione della cosiddetta “selvicoltura vicino alla natura” o “close-to-nature” (Wolynski 1994), approccio che non può prescindere da precisi vincoli gestionali. Si tratta di un metodo selvicolturale ad ampio respiro europeo, tanto che in Slove56
nia nel 1989 fu fondata un’associazione europea di
forestali a sostegno della gestione forestale prossima
alla natura, denominata Pro Silva e che “imita” le dinamiche naturali delle foreste. Contestualmente, particolare attenzione è stata rivolta alla multifunzionalità del bosco, i cui principi sono ampiamente noti ed
attuali (funzione bioecologica, socio-culturale, ricreativa, paesaggistica, biodiversità). Questa inversione è
chiaramente legata alle esigenze della società, le quali sono cambiate nel tempo. Infatti, l’opinione pubblica appare preoccupata per il depauperamento delle
risorse forestali, per (...truncated)