Endo-COVID-19: la risposta delle Scuole di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo Italiane alla pandemia da SARS-COV2
L’Endocrinologo
https://doi.org/10.1007/s40619-020-00734-y
EDITORIALE
Endo-COVID-19: la risposta delle Scuole di Endocrinologia e Malattie
del Metabolismo Italiane alla pandemia da SARS-COV2
Andrea M. Isidori1 · Emmanuele A. Jannini2 · Andrea Lenzi1 · Ezio Ghigo3
© Springer Nature Switzerland AG 2020
L’infezione da virus SARS-CoV-2, un coronavirus mutato
che si è diffuso verosimilmente dall’oriente a partire dagli
ultimi mesi dello scorso anno e dotato di spiccato tropismo
respiratorio, in alcuni soggetti determina un’aberrante risposta infiammatoria con evidente interessamento internistico
per coinvolgimento polmonare, cardiovascolare, coagulativo
e nervoso. Proprio per l’intrinseca natura internistica, molti reparti di assistenza e assistenza-formazione specialistica
di endocrinologia sono stati chiamati a collaborare agli sforzi di riorganizzazione dei nosocomi destinati a fronteggiare
l’epidemia.
Tra l’8 e il 14 aprile è stato chiesto ai Direttori delle Scuole di Specializzazione di compilare un questionario relativo al contributo che ciascuna sede ha fornito in tal senso.
L’indagine è stata condotta solo su questo specifico campione per l’omogeneità e facoltà di verifica in tempi rapidi ma riteniamo che sia espressione del contributo che tutta
l’endocrinologia nazionale sta dando all’emergenza.
Attraverso una survey online è stato chiesto di fornire il
numero di unità di personale medico, strutturato e in formazione, personale infermieristico e tecnico, degenze ordinarie e day hospital (DH), che sono state messe a disposizione per la riorganizzazione della rete assistenziale nel perioPer il Collegio dei Professori Ordinari di Endocrinologia,
Metabolismo e Andrologia (Collegium P.O.E.M.A.) e per i Direttori
delle Scuole di Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del
Metabolismo.
B E. Ghigo
1
Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sapienza Università di
Roma, Roma, Italia
2
Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Università di Roma Tor
Vergata, Roma, Italia
3
Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Torino, Torino,
Italia
do coincidente con la prima fase del lock-down (7 marzo–7
aprile).
L’adesione è stata completa da parte di tutte le Scuole con un tasso di compilazione del 100% delle domande, per un totale di 34 Scuole partecipanti, espressione del
coinvolgimento di 35 Università1 e di 45 Aziende Sanitarie.2
1 Strutture
universitarie e le relative strutture sanitarie su cui insistono
le Scuole oggetto della survey Università: Università di Torino, Università Piemonte Orientale, Università dell’Insubria, Università di Milano, Università di Milano Bicocca, Università di Milano Vita-Salute
San Raffaele, Humanitas University Milano, Università di Pavia, Università di Brescia, Università di Verona, Università di Padova, Università degli Studi di Genova, Università di Parma, Università di Ferrara,
Università di Modena e Reggio Emilia, Università di Bologna Alma
Mater Studiorum, Università di Pisa, Università di Firenze, Università
di Siena, Università Politecnica delle Marche, Università di Perugia,
Sapienza Università di Roma, Università di Roma Tor Vergata, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Campus Bio-Medico di
Roma, Università dell’Aquila, Università di Chieti-Pescara G. d’Annunzio, Università di Napoli Federico II, Università della Campania
Luigi Vanvitelli, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Università di Catanzaro Magna Graecia, Università di Messina, Università di
Catania, Università di Palermo, Università di Cagliari.
2 Strutture sanitarie: Struttura Complessa (SC) Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo e SC Endocrinologia Oncologica, Azienda
Ospedaliero-Universitaria (AOU) “Città della Salute e della Scienza”
(Torino), AOU “Maggiore della Carità” di Novara (Novara), Azienda
Socio Sanitaria Territoriale (ASST) dei Sette Laghi di Varese (Varese), Policlinico di Milano (Milano), Istituto Auxologico Italiano (Milano), Ospedale Fatebenefratelli (Milano), Policlinico di Monza (Monza), Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (Bergamo), Istituti di
Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Ospedale San Raffaele (Milano), IRCCS Istituto Clinico HUMANITAS (Milano), Unità
Operativa Complessa (UOC) di Medicina Interna ed Endocrinologia,
Istituti Clinici Scientifici (ICS) Maugeri IRCCS di Pavia (Pavia), ASST Spedali Civili Brescia (Brescia), UOC Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo, AOU integrata Verona (Verona), AOU
di Padova (Padova), IRCCS Policlinico San Martino (Genova), AOU
di Parma (Parma), AOU di Ferrara (Ferrara), UOC di Endocrinologia, AOU di Modena (Modena), AOU Policlinico S.Orsola-Malpighi
L’Endocrinologo
Fig. 1 Conversione degenze ordinarie
Fig. 2 Specialisti endocrinologi impegnati in attività COVID-19
L’analisi è di seguito rappresentata su scala nazionale e
per aree macroregionali, per il diverso impatto epidemiologico nelle aree coinvolte. Nello specifico sono stati utilizzati tre raggruppamenti delle regioni che esprimono Scuole di Specializzazione in endocrinologia: Nord (Piemonte,
Liguria, Lombardia, Veneto, con l’Emilia Romagna), Centro (Toscana, Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria), Sud e isole
(Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) (Tabella 1).
Nel 22,9% dei casi, l’intero reparto di endocrinologia
è stato convertito in posti letti per l’emergenza COVID
(36,8% al Nord), mentre un contributo pari ad almeno il 50%
dei posti letto ordinari è stato dato nel 41,7% su scala nazionale, nel 68,4% al Nord, e nel 25,1% e 23,1%, rispettivamente, al Centro e al Sud. A livello nazionale, il 45,8% dei
reparti ha mantenuto invariata la propria attività di ricovero,
ma solo il 26,3% al Nord (Fig. 1).
Per quanto riguarda la ricollocazione del personale specialistico (endocrinologi strutturati nel Sistema Sanitario
Nazionale), nel 15,8% dei casi dei reparti del Nord Italia,
l’intero gruppo della struttura è stato ricollocato in attività
COVID-19, mentre su scala nazionale questo numero scende al 6,3% (Fig. 2). Tuttavia, in ben il 63,2% delle strutture del Nord almeno metà del personale specialistico è stato
utilizzato in attività COVID e, comunque, in oltre un terzo
delle strutture (33,4%) su scala nazionale. In termini di unità, significa che su scala nazionale ben 168 endocrinologi
strutturati hanno dedicato la maggior parte della loro assistenza alla gestione sanitaria COVID (di questi 141 al Nord,
31 al Centro e 9 al Sud). Ovviamente, questi numeri si riferiscono ai medici che sono stati direttamente impiegati nella
gestione delle degenze COVID, mentre i rimanenti hanno
comunque coperto i servizi rimasti operativi o coperto gli
altri servizi lasciati scoperti dalla riorganizzazione della rete
ospedaliera.
Anche il personale infermieristico è stato ricollocato per
coprire l’emergenza. Il trasferimento di tutte le unità è stato necessario nel 12,5% del territorio nazionale (21,1% al
Nord), mentre il trasferimento di almeno la metà del personale infermieristico è avvenuto nel 35,4% (N (...truncated)