Le basi filosofiche della dieta veg(eteri)ana. La scelta alimentare come scelta etica
S&F_n. 31_2024
MATTEO ANDREOZZI
LE BASI FILOSOFICHE DELLA DIETA VEG(ETARI)ANA. LA SCELTA ALIMENTARE
COME SCELTA ETICA
1. Etica, natura e questione alimentare 2. Lo status morale delle entità naturali non-umane
3. L’approccio utilitaristico di Peter Singer 4. L’approccio deontologico di Tom Regan
5. Oltre le prospettive morali antropomorfiche
ABSTRACT: THE PHILOSOPHICAL FOUNDATIONS
OF THE VEG(ETARI)AN DIET. FOOD CHOICES
AS ETHICAL CHOICES
Although recent decades have
seen a substantial increase in
talking about the moral value of
nature, the discussion has not
yet
undermined
the
belief
according to which we can use
nature without restraint, as
long as we respects other human
beings. The food issue is a
classic
example:
our
very
existence and survival within
planet
Earth
implies
a
competition which implies our
use and killing of other forms
of life, not belonging to our
moral community. However, is
still really indisputable that
only human beings, and no other
non-human natural entities, are
members of this community? The
main aim of this paper is to explore the answers provided to this question by the best-known
contemporary philosophers, who defend the need to adopt a vegetarian diet: Peter Singer and Tom
Regan. The central assumption of both authors is that, even though there are undoubtedly
differences between humans and other natural entities, the ethical principles that underlie
relationships between human beings are based and justified on the possession of traits that are
also possessed by a large part of the non-human animals. Thus, we do not have to overturn any of
the assumptions of traditional ethic. In fact, we have to apply them correctly: if the ability to
experience pleasure and pain and/or of being conscious have intrinsic value, as already widely
supported by the Western moral tradition, then all the entities with sensitivity and/or cognition
abilities have a moral status. Singer’s utilitarian ethics, however, focus on the sensitive
analogies between humans and animals. Regan’s deontological ethics discuss cognitive analogies
between all sentient beings. Both philosophers claim that the burden of ethically justify
nutritional choices is not on veg(etari)ans, but on those whose eating habits produce the same
quantity and quality of exploitation and death of non-human animals: habits that can no longer be
defended by simply mentioning the pleasure (such as the good taste of meat) that some can derive
from the slaughter of animals. The paper also explores critiques and alternative philosophical
foundations for a less anthropomorphic, but still ethically bonding, veg(etari)anism. Contributions
to debate offered by authors such as Midgley, Goopaster, Callicott, Taylor, Palmer, and Fox have
indeed the merit to recognize the same moral value to different natural entities and still promote
a more general veg(etarian) lifestyle which appears more aware of our being rooted in a nature made
up of complex dynamic relationships whose energy flows are also food flows.
1. Etica, natura e questione alimentare
Se nell’antichità la natura è stata principalmente intesa come
entità
da
venerare
o
temere,
in
quanto
dotata
di
valore
spirituale, o come entità da ammirare per il suo valore estetico,
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DOSSIER Matteo Andreozzi, Le basi filosofiche della dieta veg(etari)ana
in epoca recente essa è stata generalmente vista come poco più che
una risorsa, dotata di un semplice valore strumentale: un qualcosa
di meramente “utile” a soddisfare i nostri bisogni. Per quanto
negli ultimi decenni si sia iniziato a parlare (anche) del valore
morale della natura, lo si è più spesso fatto parlando “solo” di
responsabilità umana e, con ciò, di “semplici” doveri indiretti
riguardanti il mondo naturale. Simili doveri non sono mai in
realtà
riferiti
a
pazienti
morali
diversi
da
quelli
della
tradizione antropocentrica occidentale: con essi ci rivolgiamo di
fatto a noi stessi o all’umanità (presente o futura), usando la
natura ancora una volta soltanto come strumento, e mai anche come
fine 1.
Niente,
in
buona
sostanza,
in
grado
di
dare
risalto
culturale e sociale al comunque esistente dibattito filosofico
sulla possibile esistenza di confini non-umani in grado di fare
vacillare l’apparente indiscutibilità della convinzione secondo
cui ogni nostra forma di utilizzo della natura sarebbe lecita, fin
tanto che rispetta gli altri esseri umani.
Eppure «la natura non è affatto», come scrive Martin Heidegger,
«né quella senza vita né quella vivente – il palcoscenico e lo
strato più basso sopra il quale l’essere umano è posto per
compiervi le sue malefatte» 2. Per quanto, come rileva Holmes
Rolston III, è lecito affermare che, almeno in parte, «noi non
siamo determinati dall’ambiente, […] perché abbiamo interessanti
possibilità di scelta, le quali aumentano con lo sviluppo della
civiltà», sappiamo oggi anche che siamo «inesorabilmente radicati
in esso, in modo tanto sicuro quanto lo è il nostro essere
mortali» 3. Un simile reinserimento dell’essere umano in natura non
Cfr. J. A. Passmore, La nostra responsabilità per la natura (1974), trad. it.
M. D’Alessandro, Feltrinelli, Milano 1986; M. Sagoff, The Economy of the Earth:
Philosophy, Law, and the Environment, Cambridge University Press, New York
1988; H. Jonas, Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà
tecnologica (1979), trad. it. P. P. Portinaro, Einaudi, Torino 2002.
2
M. Heidegger, Concetti fondamentali della metafisica. Mondo, finitezza,
solitudine (1929), trad. it. C. C. Angelino, Il Melangolo, Genova 1999, p. 232.
3 Cfr. H. Rolston III, Possiamo e dobbiamo seguire la natura? (1979), trad. it.
M. Pietra e S. Dellavalle, in S. Dellavalle (a cura di), L’urgenza ecologica.
1
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implica
però
all’ambiente
che
i
diversi
dovrebbero
modi
essere
con
cui
considerati
ci
relazioniamo
tutti,
allo
stesso
modo, senza biasimo, alla stregua del comportamento di qualsiasi
altro soggetto naturale. Poiché la nostra distanza dalla natura è
data dalla nostra libertà di pensiero e di azione – una libertà
che noi abbiamo non nonostante, ma proprio in virtù del nostro
essere tra i più complessi prodotti dell’ambiente – e poiché la
nostra appartenenza al mondo naturale ci mantiene costitutivamente
inseriti
all’interno
di
un
dinamico
intreccio
di
relazioni
biologiche ed ecosistemiche, noi abbiamo sempre il potere di
scegliere
di
agire
in
accordo
con
la
natura,
ed
è
quando
avvertiamo questa scelta anche come un dovere nei confronti dei
suoi valori morali che iniziamo a rispettarla. Il vero problema,
allora, è dimostrare che per quanto gli esseri umani si siano
distanziati da una natura che, di per sé, è non-morale, essi non
solo possono rispettarla, ma hanno anche il dovere di farlo.
Secondo
Montague
Brown,
infatti,
rinunciare
alla
libertà
di
compiere un simile tipo di scelta o giudicare qualsiasi scelta
senza alcun biasimo equivale a essere irragionevoli e, perciò (...truncated)