Ontologie problematiche: quali tipi di carne coltivata sarebbe moralmente scorretto produrre e mangiare

S&F_scienzaefilosofia.it, Jun 2024

ABSTRACT: PROBLEMATIC ONTOLOGIES: WHICH TYPES OF CULTIVATED MEAT WOULD BE MORALLY WRONG TO PRODUCE AND EAT? The technology of cultivating cells from a donor animal biopsy makes it possible to consume meat without any creature having been killed in the process. Assuming that there are no valid moral arguments against this type of food practice, in this paper I ask whether specific types of cultivated meat production and consumption may legitimately raise moral concerns of a particular nature. Three cases are focused on: 1) human cultivated meat; 2) cultivated meat of domestic animals and 3) cultivated meat of extinct or endangered animals. The result of the investigation is that, contrary to appearances, none of these three cases is capable of raising moral problems that are peculiar and additional to those that might possibly concern cultivated meat in general.

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Ontologie problematiche: quali tipi di carne coltivata sarebbe moralmente scorretto produrre e mangiare

DOSSIER Ludovica Lorusso, Ontologie problematiche LUDOVICA LORUSSO ONTOLOGIE PROBLEMATICHE: QUALI TIPI DI CARNE COLTIVATA SAREBBE MORALMENTE SCORRETTO PRODURRE E MANGIARE? 1. Introduzione 2. Carne coltivata di animali domestici 3. Carne coltivata umana 4. Carne coltivata di animali estinti o in via d’estinzione 5. Conclusioni ABSTRACT: PROBLEMATIC ONTOLOGIES: WHICH TYPES OF CULTIVATED MEAT WOULD BE MORALLY WRONG TO PRODUCE AND EAT? The technology of cultivating cells from a donor animal biopsy makes it possible to consume meat without any creature having been killed in the process. Assuming that there are no valid moral arguments against this type of food practice, in this paper I ask whether specific types of cultivated meat production and consumption may legitimately raise moral concerns of a particular nature. Three cases are focused on: 1) human cultivated meat; 2) cultivated meat of domestic animals and 3) cultivated meat of extinct or endangered animals. The result of the investigation is that, contrary to appearances, none of these three cases is capable of raising moral problems that are peculiar and additional to those that might possibly concern cultivated meat in general. 1. Introduzione La possibilità di produrre carne coltivata a partire da una semplice biopsia effettuata su un animale è già realtà, al di là della necessità di adeguare gli ordinamenti giuridici e gli impianti normativi (per i paesi che vorranno farlo) e di approvare le specifiche tecnologie, molte delle quali promettono di essere facilmente scalabili. Ciò significa che presto, in molti paesi del mondo, le persone potranno mangiare cibi a base di carne senza che vi sia stata la necessità di uccidere alcun animale. Secondo alcuni, questo scenario – che comporta la separazione definitiva fra meat e flesh – libererà il consumo di carne da qualsiasi problema etico. Dopotutto, il principale problema etico legato al mangiar carne è sempre stato che qualche animale dovesse morire – e dovesse essere allevato allo scopo di morire per fornirci carne. Senza questa esigenza, assumendo che gli animali in questione vivranno un’esistenza 78 caratterizzata da un S&F_n. 31_2024 sufficiente livello di benessere, quale residuo problema etico potrebbe esserci nel consumo di carne coltivata? In questo paper, mi chiedo se sussistano problemi etici nella produzione e nel consumo scalabile di carne coltivata. Assumerò che la produzione di carne coltivata bovina, suina o ovina originata da una biopsia indolore effettuata su animali che vivono in condizioni di benessere più che minimale, e che non vengono uccisi ma terminano la propria esistenza naturalmente, non ponga problemi etici. Ma potrebbero sorgere perplessità etiche in conseguenza della diversificazione e della moltiplicazione della tipologia di carne coltivata producibile? Potrebbero esserci altre carni che sarebbe immorale produrre e consumare? Analizzerò tre tipi di carne coltivata, da quella apparentemente più problematica a quella apparentemente meno problematica dal punto di vista morale. La prima tipologia di carne coltivata che esamino è la carne umana. Vi sarebbe qualcosa di male a produrne e a consumarne? Un primo punto etico sarebbe la produzione senza il consenso informato del soggetto su cui viene effettuato il prelievo. Un secondo punto etico sarebbe il consumo inconsapevole. Ma superati questi due problemi, cosa resta di eticamente problematico nel consumo di carne umana privo di vittime? Se una persona consumasse sistematicamente carne coltivata a partire da prelievi effettuati su sé stessa, vi sarebbe qualcosa di male, al netto dell’assenza di ricadute sulla salute? Se ne offrisse ai propri familiari, tutti debitamente informati? Una seconda tipologia di casi è quella della produzione e del consumo di carne coltivata derivante da biopsie effettuate su animali domestici, come cani o gatti. Vi sarebbero gli estremi per opporsi a questa pratica? Se il padrone di un animale ribattesse che, tutto sommato, fra mangiare cellule del suo Fido e cellule di una pecora anonima, egli preferisce nutrirsi di cellule del suo 79 DOSSIER Ludovica Lorusso, Ontologie problematiche animale da compagnia, cosa potremmo rispondergli? Dovremmo impedirgli di fare ciò che preferisce? Perché? Una terza famiglia di problemi, infine, deriva dalla prospettiva di carni coltivate non tradizionali. Cosa dovremmo pensare nel caso di consumo di animali in via d’estinzione, come la tigre, o di animali estinti, come il mammut? Esisterebbero delle basi morali per criticare, e perfino per vietare, questi usi? 2. Carne coltivata umana La nuova tecnologia di coltivazione di carne apre la strada alla possibilità di coltivare bizzarri tipi di carne come quella umana, ponendoci di fronte ad eventuali problemi morali relativi ad una forma di cannibalismo senza vittime. 1 In un recente articolo di Marco Locarno sul consumo di carne umana coltivata, 2 l’autore immagina che sia servito un hamburger fatto di carne umana coltivata a un gruppo di commensali e sostiene che la maggior parte di loro proverebbe disgusto e si rifiuterebbe di consumare l’hamburger in questione. D’altra parte il cannibalismo è un tabù quasi universale nelle società contemporanee ed è pertanto abbastanza scontato che la maggior parte di noi proverebbe una certa repulsione all’idea di mangiare un hamburger fatto di carne umana. Partendo da questo sentimento di disgusto e repulsione, ci dice Locarno, dovremmo intuire che esiste una differenza moralmente rilevante fra consumo di carne coltivata non-umana e consumo di carne coltivata umana. Leon Kass, ad esempio, ha sostenuto quella che lui chiama la “saggezza della ripugnanza”:3 seguendo tale saggezza innata e irrazionale noi umani (la maggior 1 J. Milburn, Chewing Over in Vitro Meat: Animal Ethics, Cannibalism and Social Progress, in «Res Publica», 22, 3, 2016, pp. 249-265; P.D. Hopkins and A. Dacey, Vegetarian Meat: Could Technology Save Animals and Satisfy Meat Eaters?, in «Journal of Agricultural and Environmental Ethics», 21, 6, 2008, pp. 579596. 2 M. Locarno, Cultured Human Meat Acceptability: From Inviolability of Human Body to Prevention of Induced Human Meat Craving, in «Food Ethics», 2023, 8, 1, pp. 1-13. 3 L.R. Kass, The Wisdom of Repugnance: Why We Should Ban the Cloning of Humans, in «New Republic», 216, 22, 1997, pp. 17-26. 80 S&F_n. 31_2024 parte di noi, ovviamente) proviamo istintivamente una potente reazione di disgusto per alcune cose come l’incesto, il sesso con gli animali, lo stupro, l’omicidio e il cannibalismo, appunto, e non inchinarsi a tale saggezza sarebbe profondamente folle. Per Kass, in altre parole, la ripugnanza verso il consumo di carne umana, anche se non si tratta di un vero e proprio argomento contro il consumo di questo tipo di carne, dovrebbe metterci in guardia: la ripugnanza ci dovrebbe spingere a ‘non trasgredire qualcosa di indicibilme (...truncated)


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LORUSSO, LUDOVICA. Ontologie problematiche: quali tipi di carne coltivata sarebbe moralmente scorretto produrre e mangiare, S&F_scienzaefilosofia.it, 2024, pp. 78-98, Volume 31,