Ontologie problematiche: quali tipi di carne coltivata sarebbe moralmente scorretto produrre e mangiare
DOSSIER Ludovica Lorusso, Ontologie problematiche
LUDOVICA LORUSSO
ONTOLOGIE
PROBLEMATICHE: QUALI TIPI DI CARNE COLTIVATA SAREBBE
MORALMENTE SCORRETTO PRODURRE E MANGIARE?
1. Introduzione 2. Carne coltivata di animali domestici 3. Carne coltivata umana
4. Carne coltivata di animali estinti o in via d’estinzione 5. Conclusioni
ABSTRACT: PROBLEMATIC ONTOLOGIES: WHICH TYPES OF CULTIVATED
MEAT WOULD BE MORALLY WRONG TO PRODUCE AND EAT?
The technology of cultivating cells from a donor
animal biopsy makes it possible to consume meat
without any creature having been killed in the
process. Assuming that there are no valid moral
arguments against this type of food practice, in
this paper I ask whether specific types of
cultivated meat production and consumption may
legitimately raise moral concerns of a particular
nature. Three cases are focused on: 1) human
cultivated meat; 2) cultivated meat of domestic
animals and 3) cultivated meat of extinct or
endangered animals. The result of the investigation
is that, contrary to appearances, none of these
three cases is capable of raising moral problems
that are peculiar and additional to those that might
possibly concern cultivated meat in general.
1. Introduzione
La possibilità di produrre carne coltivata a partire da una
semplice biopsia effettuata su un animale è già realtà, al di là
della
necessità
di
adeguare
gli
ordinamenti
giuridici
e
gli
impianti normativi (per i paesi che vorranno farlo) e di approvare
le specifiche tecnologie, molte delle quali promettono di essere
facilmente scalabili. Ciò significa che presto, in molti paesi del
mondo, le persone potranno mangiare cibi a base di carne senza che
vi sia stata la necessità di uccidere alcun animale.
Secondo alcuni, questo scenario – che comporta la separazione
definitiva fra meat e flesh – libererà il consumo di carne da
qualsiasi problema etico. Dopotutto, il principale problema etico
legato al mangiar carne è sempre stato che qualche animale dovesse
morire – e dovesse essere allevato allo scopo di morire per
fornirci carne. Senza questa esigenza, assumendo che gli animali
in
questione
vivranno
un’esistenza
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caratterizzata
da
un
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sufficiente livello di benessere, quale residuo problema etico
potrebbe esserci nel consumo di carne coltivata?
In questo paper, mi chiedo se sussistano problemi etici nella
produzione e nel consumo scalabile di carne coltivata. Assumerò
che
la
produzione
di
carne
coltivata
bovina,
suina
o
ovina
originata da una biopsia indolore effettuata su animali che vivono
in condizioni di benessere più che minimale, e che non vengono
uccisi ma terminano la propria esistenza naturalmente, non ponga
problemi
etici.
Ma
potrebbero
sorgere
perplessità
etiche
in
conseguenza della diversificazione e della moltiplicazione della
tipologia di carne coltivata producibile? Potrebbero esserci altre
carni che sarebbe immorale produrre e consumare? Analizzerò tre
tipi di carne coltivata, da quella apparentemente più problematica
a quella apparentemente meno problematica dal punto di vista
morale.
La prima tipologia di carne coltivata che esamino è la carne
umana. Vi sarebbe qualcosa di male a produrne e a consumarne? Un
primo
punto
etico
sarebbe
la
produzione
senza
il
consenso
informato del soggetto su cui viene effettuato il prelievo. Un
secondo punto etico sarebbe il consumo inconsapevole. Ma superati
questi due problemi, cosa resta di eticamente problematico nel
consumo di carne umana privo di vittime? Se una persona consumasse
sistematicamente carne coltivata a partire da prelievi effettuati
su sé stessa, vi sarebbe qualcosa di male, al netto dell’assenza
di ricadute sulla salute? Se ne offrisse ai propri familiari,
tutti debitamente informati?
Una seconda tipologia di casi è quella della produzione e del
consumo di carne coltivata derivante da biopsie effettuate su
animali domestici, come cani o gatti. Vi sarebbero gli estremi per
opporsi a questa pratica? Se il padrone di un animale ribattesse
che, tutto sommato, fra mangiare cellule del suo Fido e cellule di
una pecora anonima, egli preferisce nutrirsi di cellule del suo
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animale
da
compagnia,
cosa
potremmo
rispondergli?
Dovremmo
impedirgli di fare ciò che preferisce? Perché?
Una terza famiglia di problemi, infine, deriva dalla prospettiva
di carni coltivate non tradizionali. Cosa dovremmo pensare nel
caso di consumo di animali in via d’estinzione, come la tigre, o
di animali estinti, come il mammut? Esisterebbero delle basi
morali per criticare, e perfino per vietare, questi usi?
2. Carne coltivata umana
La nuova tecnologia di coltivazione di carne apre la strada alla
possibilità di coltivare bizzarri tipi di carne come quella umana,
ponendoci di fronte ad eventuali problemi morali relativi ad una
forma di cannibalismo senza vittime. 1 In un recente articolo di
Marco Locarno sul consumo di carne umana coltivata, 2 l’autore
immagina
che
sia
servito
un
hamburger
fatto
di
carne
umana
coltivata a un gruppo di commensali e sostiene che la maggior
parte di loro proverebbe disgusto e si rifiuterebbe di consumare
l’hamburger in questione. D’altra parte il cannibalismo è un tabù
quasi
universale
nelle
società
contemporanee
ed
è
pertanto
abbastanza scontato che la maggior parte di noi proverebbe una
certa repulsione all’idea di mangiare un hamburger fatto di carne
umana. Partendo da questo sentimento di disgusto e repulsione, ci
dice
Locarno,
dovremmo
intuire
che
esiste
una
differenza
moralmente rilevante fra consumo di carne coltivata non-umana e
consumo di carne coltivata umana. Leon Kass, ad esempio, ha
sostenuto quella che lui chiama la “saggezza della ripugnanza”:3
seguendo tale saggezza innata e irrazionale noi umani (la maggior
1 J. Milburn, Chewing Over in Vitro Meat: Animal Ethics, Cannibalism and Social
Progress, in «Res Publica», 22, 3, 2016, pp. 249-265; P.D. Hopkins and A.
Dacey, Vegetarian Meat: Could Technology Save Animals and Satisfy Meat Eaters?,
in «Journal of Agricultural and Environmental Ethics», 21, 6, 2008, pp. 579596.
2 M. Locarno, Cultured Human Meat Acceptability: From Inviolability of Human
Body to Prevention of Induced Human Meat Craving, in «Food Ethics», 2023, 8, 1,
pp. 1-13.
3 L.R. Kass, The Wisdom of Repugnance: Why We Should Ban the Cloning of Humans,
in «New Republic», 216, 22, 1997, pp. 17-26.
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parte di noi, ovviamente) proviamo istintivamente una potente
reazione di disgusto per alcune cose come l’incesto, il sesso con
gli animali, lo stupro, l’omicidio e il cannibalismo, appunto, e
non inchinarsi a tale saggezza sarebbe profondamente folle. Per
Kass, in altre parole, la ripugnanza verso il consumo di carne
umana, anche se non si tratta di un vero e proprio argomento
contro il consumo di questo tipo di carne, dovrebbe metterci in
guardia: la ripugnanza ci dovrebbe spingere a ‘non trasgredire
qualcosa
di
indicibilme (...truncated)