Qual è il soggetto della storia: prospettive andersiane tra psicopolitica e datismo

S&F_scienzaefilosofia.it, Dec 2019

Who or what is the historical subject? – Andersian outlooks between psychopolitics and datism In this paper I will question the equivalence between mankind and historical subjectivity. Following the philosopher Günther Anders’ thoughts about industrial revolutions and technological development, I will outline the changes technology is forcing over mankind, to the point of a potential change of roles. The digital turn shows how this is still an ongoing process, as I will highlight referring to the works by the philosopher Byung-Chul Han and the historian Y. N. Harari. The internet, as well as algorithms and Big Data, marks a trend showing the synthetic being becoming more relevant than the biological one.

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Qual è il soggetto della storia: prospettive andersiane tra psicopolitica e datismo

S&F_n. 22_2019 GIOVANNI DI RIENZO QUAL È IL SOGGETTO DELLA STORIA: PROSPETTIVE ANDERSIANE TRA PSICOPOLITICA E DATISMO 1. Un rischioso passaggio di testimone 2. Il Calcolo congeda la Narrazione 3. Datismo: arrendersi al nuovo soggetto della storia ABSTRACT: WHO OR WHAT IS THE HISTORICAL SUBJECT? – ANDERSIAN OUTLOOKS BETWEEN PSYCHOPOLITICS AND DATISM In this paper I will question the equivalence between mankind and historical subjectivity. Following the philosopher Günther Anders’ thoughts about industrial revolutions and technological development, I will outline the changes technology is forcing over mankind, to the point of a potential change of roles. The digital turn shows how this is still an ongoing process, as I will highlight referring to the works by the philosopher Byung-Chul Han and the historian Y. N. Harari. The internet, as well as algorithms and Big Data, marks a trend showing the synthetic being becoming more relevant than the biological one. 1. Un rischioso passaggio di testimone L’esonero progressivo dell’umanità dalla fatica, dallo svolgimento di certi compiti, è il segno precipuo delle scoperte o invenzioni che hanno dato il via alle trascorse rivoluzioni industriali. La macchina a vapore, l’elettricità, la catena di montaggio e infine internet e l’automazione hanno contribuito ad alleggerire il lavoro, nonché a semplificarlo e velocizzarlo. In generale, è ciò che fa lo strumento: agevola una certa azione, colmando una lacuna umana. Ed è anche ciò che si ripromette di fare l’industria 4.0, attraverso una strumentazione collegata alla rete e capace di sfruttare i dati in essa contenuti, con l’obiettivo teorico di far lavorare la macchina in 117 DOSSIER Giovanni Di Rienzo, Qual è il soggetto della storia modo sempre più indipendente e intelligente. E, di conseguenza, facendo lavorare sempre meno l’essere umano. Nonostante gli ovvi vantaggi che ogni progresso tecnologico porta con sé, è al contempo opportuno interrogarsi sul modo in cui esso modifichi il mondo e coloro che lo abitano. In questo senso, Günther Anders, filosofo “outsider” ed estraneo all’accademia, è un punto di riferimento. Il filo rosso che lega i suoi scritti è la minaccia che il sistema tecnico rappresenta per l’essenza umana, in quanto agente della sua frammentazione e del suo irrigidimento e anche di una possibile apocalisse, esemplificata dal rischio atomico. In continuità con la nascente antropologia filosofica degli anni ’20-301, Anders individuava l’elemento cruciale dell’umanità nella sua indeterminatezza e capacità di evadere dal proprio ambiente2 e produrre molteplici mondi culturali. E proprio le opere antropologiche scritte all’epoca3 sono l’ideale punto di partenza della sua filosofia della tecnica. Il rischio di perdere la propria indeterminatezza e le capacità di “tenersi a distanza” dal mondo per farne esperienza, di astrarre e agire liberamente come soggetto coerente e unitario, sono il terreno su cui si sviluppa tutta la sua analisi. L’uomo è antiquato4, così come molte altre opere, possono essere lette come la descrizione della perdita, 1 o quantomeno l’avvilimento, di Disciplina filosofica inaugurata dalle opere di Max Scheler e Helmuth Plessner e influenzata dagli studi del biologo Jakob von Uexküll. 2 In breve, la distinzione tra mondo e ambiente può essere indicata come segue. Per ambiente si intende un perimetro circoscritto, proprio dell’animalità, al cui interno azioni e reazioni sono sempre prevedibili con elevata approssimazione. Per mondo, invece, si intende uno spazio non stabilito a priori. Grazie alle sue capacità di astrazione e astensione, l’umanità può progettare e decidere come strutturare il suo ambiente e la propria relazione con esso. 3 Faccio riferimento a Un’interpretazione dell’a posteriori e Patologia della libertà, contenuti in G. Anders, Patologia della libertà. Saggio sulla nonidentificazione, a cura di Luigi Francesco Clemente e Franco Lolli, NapoliSalerno 2015. 4 G. Anders, L’uomo è antiquato, vol. 1, Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale (1956), tr. it. Bollati Boringhieri, Torino 2007 e G. Anders, L’uomo è antiquato, vol. 2, Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, tr. it. Bollati Boringhieri, Torino 2007. 118 S&F_n. 22_2019 questo bagaglio ontologico umano, condizione che rende l’ente per eccellenza terribilmente obsoleto. Descrizione indissolubilmente legata all’analisi del dislivello prometeico5, quella condizione in cui le facoltà umane «si perdono di vista tra di loro» e l’unità dell’essere umano viene frammentata e sottomessa alle molteplici fasi del consumo. L’umanità è inferiore a se stessa6 e soccombe a ciò che lei stessa produce, rompendo il legame tra azione e immaginazione. Uguale importanza riveste il concetto di vergogna prometeica, ovvero la «…vergogna che si prova di fronte all’“umiliante” altezza di qualità degli oggetti fatti da noi stessi»7. Posto di fronte all’infallibile precisione della macchina, l’essere umano si sente umiliato e prova pena per se stesso in quanto singolo non riproducibile in serie e con una “attrezzatura” biologica resistente alle modifiche8. Sebbene Anders sviluppi tale concetto in rapporto al factory worker e dubiterà poi dei suoi presupposti epistemologici9, getta un’importante luce sul rapporto umanità-tecnica in toto. Come si vedrà nell’ultimo paragrafo, la messa in dubbio della valenza ontologica umana a favore di un altro ente è tutt’altro che fantasiosa. Indeterminatezza, dislivello prometeico e vergogna prometeica sono tre coordinate fondamentali su cui si muove l’inversione delle soggettività storiche umana e tecnica. Tale inversione diviene possibile sia perché il sistema tecnico sembra guadagnare sempre più autonomia, sia perché l’umanità tende ad adeguarsi a esso, ritrovandosi in interdipendenti. una posizione Attraverso la 5 co-storica10. sua I personale due punti lettura sono delle Id., L’uomo è antiquato, vol. 1, cit., pp. 24-25. Cfr. ibid., p. 51. 7 Ibid., p. 31. 8 Anders illustra questi punti rispettivamente in ibid pp. 39-50 (dove indica lo Human Engineering come rimedio che l’essere umano usa contro il proprio corpo “ottuso”) e pp. 55-60 (parla di “malaise dell’unicità”). 9 G. Anders, L’uomo è antiquato, vol. 2, cit., p. 405, nota 14. 10 Con “co-storico”, Anders intende, rifacendosi a Marx e al concetto di “astoricità”, la posizione di chi non è capace di intervenire autonomamente sul corso storico, lasciando ad altri agenti tale ruolo. Cfr. ibid., pp. 251-256. 6 119 DOSSIER Giovanni Di Rienzo, Qual è il soggetto della storia rivoluzioni industriali, Anders illustra come l’eterno presente del consumo11 si sia guadagnato una posizione privilegiata, compromettendo la consapevolezza del consumatore medio di far parte di un processo storico. La prima rivoluzione industriale inau (...truncated)


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DI RIENZO, GIOVANNI. Qual è il soggetto della storia: prospettive andersiane tra psicopolitica e datismo, S&F_scienzaefilosofia.it, 2019, pp. 117-130, Volume 22,