Qual è il soggetto della storia: prospettive andersiane tra psicopolitica e datismo
S&F_n. 22_2019
GIOVANNI DI RIENZO
QUAL È IL SOGGETTO DELLA STORIA:
PROSPETTIVE ANDERSIANE TRA PSICOPOLITICA E DATISMO
1. Un rischioso passaggio di testimone 2. Il Calcolo congeda la Narrazione
3. Datismo: arrendersi al nuovo soggetto della storia
ABSTRACT: WHO OR WHAT IS THE HISTORICAL SUBJECT? – ANDERSIAN
OUTLOOKS BETWEEN PSYCHOPOLITICS AND DATISM
In this paper I will question the equivalence
between
mankind
and
historical
subjectivity.
Following the philosopher Günther Anders’ thoughts
about industrial revolutions and technological
development, I will outline the changes technology
is forcing over mankind, to the point of a
potential change of roles. The digital turn shows
how this is still an ongoing process, as I will
highlight referring to the works by the philosopher
Byung-Chul Han and the historian Y. N. Harari. The
internet, as well as algorithms and Big Data, marks
a trend showing the synthetic being becoming more
relevant than the biological one.
1.
Un
rischioso
passaggio
di
testimone
L’esonero progressivo dell’umanità
dalla fatica, dallo svolgimento di
certi compiti, è il segno precipuo
delle scoperte o invenzioni che hanno dato il via alle trascorse
rivoluzioni industriali. La macchina a vapore, l’elettricità, la
catena
di
montaggio
e
infine
internet
e
l’automazione
hanno
contribuito ad alleggerire il lavoro, nonché a semplificarlo e
velocizzarlo. In generale, è ciò che fa lo strumento: agevola una
certa azione, colmando una lacuna umana. Ed è anche ciò che si
ripromette di fare l’industria 4.0, attraverso una strumentazione
collegata
alla
rete
e
capace
di
sfruttare
i
dati
in
essa
contenuti, con l’obiettivo teorico di far lavorare la macchina in
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DOSSIER
Giovanni Di Rienzo, Qual è il soggetto della storia
modo sempre più indipendente e intelligente. E, di conseguenza,
facendo lavorare sempre meno l’essere umano.
Nonostante gli ovvi vantaggi che ogni progresso tecnologico porta
con sé, è al contempo opportuno interrogarsi sul modo in cui esso
modifichi il mondo e coloro che lo abitano. In questo senso,
Günther Anders, filosofo “outsider” ed estraneo all’accademia, è
un punto di riferimento. Il filo rosso che lega i suoi scritti è
la minaccia che il sistema tecnico rappresenta per l’essenza
umana,
in
quanto
agente
della
sua
frammentazione
e
del
suo
irrigidimento e anche di una possibile apocalisse, esemplificata
dal rischio atomico. In continuità con la nascente antropologia
filosofica
degli
anni
’20-301,
Anders
individuava
l’elemento
cruciale dell’umanità nella sua indeterminatezza e capacità di
evadere
dal
proprio
ambiente2
e
produrre
molteplici
mondi
culturali. E proprio le opere antropologiche scritte all’epoca3
sono l’ideale punto di partenza della sua filosofia della tecnica.
Il rischio di perdere la propria indeterminatezza e le capacità di
“tenersi a distanza” dal mondo per farne esperienza, di astrarre e
agire liberamente come soggetto coerente e unitario, sono il
terreno
su
cui
si
sviluppa
tutta
la
sua
analisi.
L’uomo
è
antiquato4, così come molte altre opere, possono essere lette come
la
descrizione
della
perdita,
1
o
quantomeno
l’avvilimento,
di
Disciplina filosofica inaugurata dalle opere di Max Scheler e Helmuth
Plessner e influenzata dagli studi del biologo Jakob von Uexküll.
2
In breve, la distinzione tra mondo e ambiente può essere indicata come segue.
Per ambiente si intende un perimetro circoscritto, proprio dell’animalità, al
cui interno azioni e reazioni sono sempre prevedibili con elevata
approssimazione. Per mondo, invece, si intende uno spazio non stabilito a
priori. Grazie alle sue capacità di astrazione e astensione, l’umanità può
progettare e decidere come strutturare il suo ambiente e la propria relazione
con esso.
3
Faccio riferimento a Un’interpretazione dell’a posteriori e Patologia della
libertà, contenuti in G. Anders, Patologia della libertà. Saggio sulla nonidentificazione, a cura di Luigi Francesco Clemente e Franco Lolli, NapoliSalerno 2015.
4
G. Anders, L’uomo è antiquato, vol. 1, Considerazioni sull’anima nell’epoca
della seconda rivoluzione industriale (1956), tr. it. Bollati Boringhieri,
Torino 2007 e G. Anders, L’uomo è antiquato, vol. 2, Sulla distruzione della
vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, tr. it. Bollati
Boringhieri, Torino 2007.
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S&F_n. 22_2019
questo bagaglio ontologico umano, condizione che rende l’ente per
eccellenza terribilmente obsoleto. Descrizione indissolubilmente
legata all’analisi del dislivello prometeico5, quella condizione
in cui le facoltà umane «si perdono di vista tra di loro» e
l’unità dell’essere umano viene frammentata e sottomessa alle
molteplici fasi del consumo. L’umanità è inferiore a se stessa6 e
soccombe a ciò che lei stessa produce, rompendo il legame tra
azione e immaginazione. Uguale importanza riveste il concetto di
vergogna prometeica, ovvero la «…vergogna che si prova di fronte
all’“umiliante” altezza di qualità degli oggetti fatti da noi
stessi»7.
Posto
di
fronte
all’infallibile
precisione
della
macchina, l’essere umano si sente umiliato e prova pena per se
stesso in quanto singolo non riproducibile in serie e con una
“attrezzatura”
biologica
resistente
alle
modifiche8.
Sebbene
Anders sviluppi tale concetto in rapporto al factory worker e
dubiterà
poi
dei
suoi
presupposti
epistemologici9,
getta
un’importante luce sul rapporto umanità-tecnica in toto. Come si
vedrà nell’ultimo paragrafo, la messa in dubbio della valenza
ontologica umana a favore di un altro ente è tutt’altro che
fantasiosa.
Indeterminatezza, dislivello prometeico e vergogna prometeica sono
tre coordinate fondamentali su cui si muove l’inversione delle
soggettività storiche umana e tecnica. Tale inversione diviene
possibile sia perché il sistema tecnico sembra guadagnare sempre
più autonomia, sia perché l’umanità tende ad adeguarsi a esso,
ritrovandosi
in
interdipendenti.
una
posizione
Attraverso
la
5
co-storica10.
sua
I
personale
due
punti
lettura
sono
delle
Id., L’uomo è antiquato, vol. 1, cit., pp. 24-25.
Cfr. ibid., p. 51.
7
Ibid., p. 31.
8
Anders illustra questi punti rispettivamente in ibid pp. 39-50 (dove indica
lo Human Engineering come rimedio che l’essere umano usa contro il proprio
corpo “ottuso”) e pp. 55-60 (parla di “malaise dell’unicità”).
9
G. Anders, L’uomo è antiquato, vol. 2, cit., p. 405, nota 14.
10
Con “co-storico”, Anders intende, rifacendosi a Marx e al concetto di
“astoricità”, la posizione di chi non è capace di intervenire autonomamente sul
corso storico, lasciando ad altri agenti tale ruolo. Cfr. ibid., pp. 251-256.
6
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DOSSIER
Giovanni Di Rienzo, Qual è il soggetto della storia
rivoluzioni industriali, Anders illustra come l’eterno presente
del
consumo11
si
sia
guadagnato
una
posizione
privilegiata,
compromettendo la consapevolezza del consumatore medio di far
parte di un processo storico. La prima rivoluzione industriale
inau (...truncated)