Studi sul lessico ‘sacro’: Laris Pulenas, le lamine di Pyrgi e la bilingue di Pesaro
Rasenna: Journal of the Center for Etruscan Studies
Volume 3 | Issue 1
Article 3
2011
Studi sul lessico ‘sacro’: Laris Pulenas, le lamine di
Pyrgi e la bilingue di Pesaro
Valentina Belfiore
Martin-Luther-Universität Halle-Wittemberg,
Follow this and additional works at: https://scholarworks.umass.edu/rasenna
Recommended Citation
Belfiore, Valentina (2012) "Studi sul lessico ‘sacro’: Laris Pulenas, le lamine di Pyrgi e la bilingue di Pesaro," Rasenna: Journal of the
Center for Etruscan Studies: Vol. 3: Iss. 1, Article 3.
Available at: https://scholarworks.umass.edu/rasenna/vol3/iss1/3
This Article is brought to you for free and open access by the CES Electronic Resources at ScholarWorks@UMass Amherst. It has been accepted for
inclusion in Rasenna: Journal of the Center for Etruscan Studies by an authorized editor of ScholarWorks@UMass Amherst. For more information,
please contact .
Studi sul lessico ‘sacro’:
Laris Pulenas, le lamine di Pyrgi e la bilingue di Pesaro
VALENTINA BELFIORE
Come la maggior parte dei testi “lunghi”, anche lo studio dell’iscrizione di Laris
Pulenas è stato affrontato in modi e tempi diversi e con esiti spesso contraddittori. Tra i
primi a cimentarsi nell’interpretazione del testo sono stati Bugge,1 Torp,2 Lattes,3
Trombetti,4 Goldmann,5 Ribezzo,6 Leifer,7 Vetter,8 Cortsen,9 Pallottino,10 Devoto,11
Bugge 1909: 229.
Torp 1905.
3
Lattes 1892: 11-12, nr. 32; Lattes 1904: 270.
4
Trombetti 1928: 178 per hermu nome di divinità.
5
Goldmann 1930: 123.
6
Ribezzo (1932: 73–76), ha iniziato confrontando nẹθσrac̣ con la forma netσvis della bilingue di Pesaro,
dove il termine è analizzato come genitivo dipendente da trvtnvt = sacerdos, magister. Il senso di
haruspicinae per netσvis derivava dalla proposta di Hammarström (1921), di collegare la voce al greco
nhduv~ ‘ventre’. creals non poteva invece spiegarsi per via etimologica, ma mediante combinatorismo.
Ribezzo ricostruiva così una forma sincopata c(e)reals da confrontare con le parole ‘religiose’ ceren, cerene,
cerine, cerinu, ceriχu, ceriχunθe e analizzare come genitivo (“Questa iscrizione (é) del creal di Laris Pulenas
figlio di Larece”). In base a confronti interni all’etrusco si spiegava anche la forma acasce, corradicale di
acil nel senso di ‘proprio’ (Ribezzo 1932: 73; così anche Torp 1902: 8; per Goldmann 1930: 82, 3 invece
‘offerte, doni’, ma Goldmann (1930: 121, 4) spiega acnina come proprius, legitimus). Partendo poi
dall’assunto che meθlumeri costituisca l’aggettivo dal senso di ‘urbanus’ vs. spureri ‘peregrinus’, Ribezzo
(1932: 74, 85) ha interpretato l’espressione seguente come “Pulena a Tarquinii governò come lucumone la
plebe peregrina”. Di seguito, herm- avrebbe rappresentato un teonimo e al tempo stesso il nome del mese
in cui la divinità doveva essere venerata, mentre pul era da analizzare come forma verbale, luθcva e
ruθcva, analizzati come aggettivi, sarebbero stati invece da intendere in relazione alla persona di Laris
Pulenas come ‘templare’ (poi tradotti con ‘membro del [collegio]’) che durante il servizio (alumnaθe) di
Catha avrebbe offerto la bevanda (puts) crapicc; somministrato il santo hermu tra il popolo per 5 volte (ci
metlumt!) e fra l’altro avrebbe amministrato anche l’offerta sacrificale del rane. L’idea dell’accostamento
di quest’ultimo termine all’iguvino rano, dove la parola rappresenta un vaso rituale con cui sono offerte
le libagioni alla divinità è di un certo interesse e servirebbe a spiegare un passo del Liber Linteus, col. VIII
(preparazione al cerimoniale di Nethuns). Al contrario, nell’elogio di Pulenas il senso non è ben chiaro.
7
Leifer 1931: 229.
8
Vetter 1924: 143, con hermu non teonimico.
9
Cortsen 1935: 160. Qui lo studioso ha preso le distanze dall’analisi di Ribezzo e inteso le forme della
sequenza iniziale come nominativi in luogo di genitivi.
10
Pallottino 1931: 257.
11
Per Devoto (1936: 278–279) il testo iniziava con dei genitivi di possesso (di Laris Pulenas) cui andava
riferito il sintagma tarχnalθ lucairce nel senso di “fu lucumone nel territorio di Tarquinia”. Hermu avrebbe
avuto un’importanza centrale nell’economia del testo, identificandosi non con un teonimo, come era
stato in precedenza interpretato (v. sopra), bensì come nome proprio: di fatto però la voce rappresentava
per Devoto l’appellativo (di origine onomastica = gentilizio) con cui si fa riferimento alla divinità locale di
Tarquinia. Per alumna- accettava invece la traduzione di Pallottino con ‘collegio sacro’ (Pallottino 1931:
257: ‘luogo o convegno sacro’), come si prestava ad essere interpretata la locuzione hermu alumnaθ pul =
nell’alumna di Hermes; luθcva caθas paχanac alumnaθe = onorevole (luθ!) che è nell’alumna di Catha e Pacha;
per alumna cfr. anche Trombetti 1928: 179, dove proposto il senso di ‘bosco sacro’), mentre per parniχ
1
2
Studi sul lessico ‘sacro’
2
Stoltenberg.12 Dal momento che il testo presenta un lessico in gran parte confrontabile
con quello del Liber Linteus, mi è parso opportuno riaffrontarne l’analisi.
In base alle acquisizioni più recenti in materia di morfosintassi, l’epitaffio di Pulena
può suddividersi come segue:
1
2
l(a)ṛis . pulenas . larces . clan . larθal . pap̣ acs
velθurus . nefts . pruṃs . pulẹṣ . larisal . creices
an cn . zịχ . nẹθσrac̣ . acasce.
creals . tarχnalθ . spu4rem . lucaircẹ .
3
ipa . ruθcva . caθas . hermeri . slicaχ̣eṃ
5
aprinθvale . luθcva . caθas . paχanac . alumnaθe . hermu
mele . crapisces . puts .
χim . culsl . ḷẹp̣ rnal . pσl . varχti . cẹrine .
6
pul 7alumnaθ . pul . hermu .
huzrnatre . pσl . tenịṇ[e -5-] ci .
proponeva l’analogia con parχis in riferimento ad una funzione sociale di personaggi in relazione con la
comunità. Diversamente, Devoto respingeva il confronto di varχ- con vaχr-, sostenendo che il termine
dell’epitaffio rappresentasse un “sacello dove si facevano offerte private da individui o sacerdoti isolati
senza la presenza di confratelli né tanto meno del popolo”. I nessi ruθcva caθas e luθcva caθas erano invece
intesi come N + G oppure Agg + N nel senso complessivamente di ‘ortu solis’ vs. ‘occasu solis’. Alle libagioni
facevano inoltre riferimento i termini sopra ricordati puts (bicchiere libatorio) e ranvis (vaso triplice), il
primo per confronto con la parola che compare anche nel Liber Linteus (cfr. Cortsen 1930: 193 e Ribezzo
1932: 189); il secondo per confronto con ranu delle Tabulae Iguvinae (II b, vaso triplice per la bevanda
rituale), ancora su proposta di Ribezzo (1932: 85).
12
Per Stoltenberg (1956: 69–73) l’iscrizione sarebbe stata una dedica da parte di Pulena ai discendenti
(Nachkommen) della nata Creie (in Tarchna, dem städtischen?), immaginando una discendenza da un
Pule Creice e una Creie – così l’interpretazione di creals, ovvero genitivo del genitivo fm. ruθcva avrebbe
designato il ‘Tempelplaz’ di Catha da amministrare (questo il senso di herm-, senza altra spiegazione;
Stoltenberg parla anche di hermu tins rimandando a Vetter 1924: 143); mentre luθ rappresentava
senz’altro l’ (...truncated)